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Nof “restaurato” al salone internazionale

Finiti i lavori, salvi sei metri del graffito manicomiale più famoso d’Italia. Gli addetti: intervento difficile

VOLTERRA. “Il colonnello astrale, moro secco spinaceo”, finalmente ha un posto tutto suo nella memoria artistica collettiva. Una rinascita, seppure per adesso solo di una parte di quei 180 metri di vita incisi con la cintura del suo panciotto di internato. Sei metri di gloria, finalmente staccati e restaurati, del graffito che Oreste Fernando Nannetti (per tutti Nof4), ha eseguito sul muro del cortile dell’ex ospedale psichiatrico di Volterra. Un lavoro che ha permesso, anche se con troppi anni di ritardo, di salvare almeno una parte di quella straordinaria testimonianza umana e artistica. L’intervento portato a termine dai restauratori Cecilia Gabellieri, Cristina Ginesi, Cristiano Sabelli e Sandro Sirigatti, è stato possibile grazie alla collaborazione tra il Comune di Volterra, la Asl 5 e l’Associazione Inclusione Graffio e Parola, con il contributo economico della Regione Toscana. Importante anche il sostegno dell’azienda Antares. Le operazioni hanno interessato solo una porzione dell’opera, che ormai si presenta fortemente deteriorata e in gran parte perduta, quella della cosiddetta “panchina dei catatonici”.

La scelta dell’area è stata dettata sia dalle condizioni conservative migliori rispetto al resto, sia per il valore simbolico: su questa panchina i pazienti rimanevano seduti per ore e Nannetti, impegnato ad incidere le sue “pagine”, ne seguiva il contorno con la sua fibbia. L’intervento di stacco si presentava complesso e rischioso, tante le incognite, come il pessimo stato di conservazione del supporto stesso del graffito. «La difficoltà maggiore era proprio la consistenza dell’arriccio, ossia dello strato più profondo del segno del graffito – afferma Gabellieri – costituito da sabbione e povero di legante, era soggetto a sgretolarsi mettendo in serie pericolo la riuscita del lavoro». Gli oltre 30 anni di totale abbandono e incuria hanno dato un colpo decisivo alla perdita dell’opera e lo stacco si è dimostrata l’unica strada percorribile. «Sappiamo che un’operazione di questo tipo è sempre un trauma oltre ad essere pericolosa, ma arrivati ad una condizione così degradata – sottolinea Sabelli – non c’erano alternative, anche per via della compravendita di tutto il complesso manicomiale che porterà a radicali trasformazioni».

L’altro aspetto problematico era la composizione e preparazione dell’intonaco. «Nannetti ha inciso un muro non certo eseguito ad hoc per un’opera d’arte come solitamente avviene e quindi con determinati accorgimenti – spiega Sirigatti – ma su un supporto preesistente, un ordinario intonaco civile».

Nonostante le non facili premesse lo stacco è riuscito e la parte in questione di circa 6 metri per 1,40, è stata collocata su appositi pannelli, resistenti ma leggeri, nel caso il frammento fosse richiesto per mostre ed esposizioni nazionali e internazionali. «Il restauro è stato condotto sotto la supervisione di Amedeo Mercurio della Soprintendenza

di Pisa e Livorno – conclude Ginesi –. Il nostro lavoro è stato scelto proprio dalla Soprintendenza per essere presentato a Ferrara, al Salone Internazionale del Restauro. L’auspicio è che si possano staccare gli altri frammenti, che non so ancora per quanto, stanno resistendo all’oblio».

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