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La pensione non arriva Dimenticato dall'Inps è costretto a lavorare

L'Istituto è in ritardo nel riconoscere le settimane di cassa integrazione La denuncia di Casati: «Un diritto negato per inefficienze burocratiche»

 PONTEDERA. La burocrazia è cieca. E delle volte anche stupida. Incastrato dall'Inps, alle soglie della pensione, dopo 40 anni di contributi e a un passo dalla finestra del primo di aprile prevista per l'uscita dal lavoro. Vittima della miopia è il pontederese Stefano Bertelli, costretto a lavorare per il ritardo dell'Istituto, che non ha ancora riconosciuto le settimane di cassa integrazione ordinaria di fine 2010 all'azienda di cui è dipendente, la Bib di Fornacette.  A Bertelli mancano quattro settimane per chiudere la parabola della sua vita lavorativa. Tante quante quelle fatte di cassa integrazione a fine 2010. Nel conto dell'Inps mancano per completare il conteggio dei contributi maturati. Così, Bertelli dal primo di aprile continua a presentarsi sul posto di lavoro.  Il paradosso lo racconta il suo titolare, l'imprenditore Alessio Pieroni: «Ci siamo attivati per sostituirlo e garantire lo svolgimento delle mansioni che gli competevano». Che aggiunge: «Oltre al deficit organizzativo di cui dobbiamo farci carico i ritardi dell'Inps hanno un costo diretto per l'azienda. La cassa integrazione la paghiamo anticipatamente ai nostri dipendenti, salvo poi recuperarla dall'Istituto».  La soluzione potrebbe essere alle porte, ma resta appesa al filo di una commissione. Quella che doveva riunirsi il 20 marzo scorso e che invece non lo ha fatto. «È una vergogna», tuona Bertelli. Che aggiunge: «La prossima finestra per la pensione è a luglio, altrimenti dovrò aspettare ancora un anno». Stefano Bertelli è uomo di spirito ma con lo scorrere dei giorni il suo sorriso tende a spengersi. «È un continuo rinvio, le carte per la pensione sono tutte pronte, mancano solo queste quattro settimane.».  L'appello di Bertelli è stato raccolto da Marcello Casati, segretario provinciale Uilm ed ex presidente del Comitato provinciale Inps. «Più volte, nel recente comitato provinciale Inps da me presieduto, ci siamo chiesti da dove poteva venire l'accanimento contro l'opera di vigilanza svolta dai comitati provinciali, composti dai veri proprietari dell'Istituto previdenziale, i lavoratori e le parti datoriali - afferma -. Il vero obiettivo è stato quello di eliminare o, se preferite, ridimensionare la vigilanza. E ciò spiega il ritardato rinnovo del nostro Comitato provinciale scaduto a luglio 2010».  Quanto appreso in questi giorni ha però dell'incredibile anche per Casati. «Il lavoratore collocato in Cigo a fine 2010, e non essendo ancora stata approvata dalla Commissione Inps la delibera per l'accettazione della stessa, deve ritardare gioco forza il diritto al pensionamento». E conclude: «Pensare che gli uffici preposti all'accettazione della Cigo e a riconoscere i contributi figurativi necessari per andare in pensione sono a pochi metri di distanza. Sicuramente la responsabilità di queste inefficienze burocratiche va ricercata in più membri, ma quando i Comitati funzionavano certe anomalie erano subito denunciate e recuperate».

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