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Amianto, uno spiraglio da Roma

Iniziato il processo che contrappone un ex-dipendente Enel e l'azienda

 POMARANCE. Davanti all'ufficio del giudice del lavoro di Roma, lo scorso 4 marzo, si è tenuta la prima udienza del processo che vede contrapposti Vittorio Pelli, classe 1936, una vita passata a cercare il vapore nel sottosuolo nelle aree circostanti il Monte Amiata e Larderello, e l'Enel, il datore di lavoro per il quale svolgeva quella attività.  Pelli, nel corso del 2007, ha scoperto di essere ammalato di tumore al polmone. Gli accertamenti medici ai quali si è sottoposto hanno concluso per la riconducibilità della malattia all'amianto, sostanza altamente cancerogena che gli operai Enel utilizzavano e che costituiva gli stessi componenti dei macchinari che maneggiavano quotidianamente, per esempio i ferodi che servivano per bloccare le trivelle utilizzate per perforare il terreno in cerca del vapore.  Così Pelli ha deciso di ottenere giustizia, chiedendo al giudice del lavoro di Roma che condannasse Enel a risarcirlo per la malattia che lo affligge e per i danni morali ed "esistenziali" che da essa gli sono derivati, in tutto per un ammontare di circa 400mila euro.  Il giudice del lavoro di Roma, accogliendo le richieste del lavoratore e rigettando quelle dell'Enel, ha deciso di dare ingresso alle prove orali, rinviando la causa all'udienza del prossimo 7 luglio, per sentire alcuni testimoni, ex compagni di lavoro di Pelli, ai quali verrà chiesto di descrivere l'ambiente di lavoro in cui operavano e di spiegare dove si trovava l'amianto e come i lavoratori venivano a contatto con esso.  A seguire questa causa, ed altre analoghe che a breve saranno trattate innanzi al giudice del lavoro di Pisa, sono gli avvocati Martina Frosali e Carlo Cavalletti, del foro di Pisa, e l'avvocato Giacomo Pasquinucci, del foro di Livorno, che davanti al tribunale di Livorno sta patrocinando le cause di diverse vedove di ex lavoratori del Cantiere navale di Livorno. Gli avvocati di Vittorio Pelli hanno manifestato soddisfazione per l'esito dell'udienza del 4 marzo scorso: «Il cammino intrapreso, lungo e faticoso, potrebbe portare a
un risultato storico, cioè l'apertura di uno squarcio di luce - sia pure sul fronte della giustizia civile - sull'utilizzo dell'amianto in Enel, in particolare a Larderello, e sulle conseguenze che ha avuto sulla salute dei dipendenti».

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