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Quando il talento c'è, il budget non conta

Il grande successo dei cortometraggi horror di Francesco Picone

 PONTEDERA. Il budget è più sanguinante dei suoi morti ammazzati, i mezzi a disposizione più traballanti dei suoi zombie, il tempo da dedicare alle riprese degli amati horror più risicato di quello che rimane da vivere alla vittima di turno, ma il bello di Francesco Picone e della sua fantomatica casa di produzione "Smallmovie" sta proprio nella capacità di fare tanto con poco, di esaltarsi nell'invenzione istantanea di risorse improbabili quanto incerte.  Il sangue finto costa sempre più caro, il suo lavoro ufficiale di operatore video, mestiere dai ritmi inevitabilmente pressanti, stringenti, lo costringe a tour de force vieppiù affannosi, ma Picone, il nostro Quentin Tarantino della Valdera, da Calcinaia con furore, non si dà per vinto. Scrive le sue sceneggiature, recluta il cast tra amici e parenti, mette in piedi il set, gira una sequenza dopo l'altra (inventandosi pure gli effetti speciali), monta il tutto e partecipa ai concorsi. E vince. L'ultimo premio l'ha ricevuto qualche giorno fa a Montopoli: primo classificato a "I Corti dell'Avis", festival amatoriale dedicato ai cortometraggi. L'opera che ha stregato la giuria è appunto l'ultimo sinistro parto della "Smallmovie", la casa di produzione che Picone ha pensato e creato assieme al suo braccio destro, il larigiano Simone Lagi, che nella vita è un serissimo avvocato ma nelle pellicole piconiane si reinventa caratterista specializzato in parti da psicopatico esagitato. Il titolo del corto vittorioso è "A joke of too much", ovvero uno scherzo di troppo.  La motivazione dei giurati dice tutto: «Tecnicamente ben fatto, sia sotto l'aspetto fotografico e musicale nonché della titolazione e montaggio, il lavoro non tradisce le aspettative, rispecchiando adeguatamente lo stile dei film horror/splatter del passato». Già, il passato. In particolare si parla degli anni Settanta, l'epoca degli horror eroico-nostrani alla Bava, alla Fulci. Francesco Picone, da cinéphile scafato, quei colori, quelle atmosfere, quei movimenti di macchina li conosce alla perfezione. Basta guardare "L'invasione dei vermi spaziali", il "fake trailer" che introduce agli ammazzamenti di "A joke of too much". Non importa aspettare i vermi spaziali creati dal bravissimo scenografo Andrea Falaschi, o le grida disperate della bella Santa Pellino (la seconda vittima), o il gesticolare asfittico di Francesco Zocchi (la prima): basta il primo titolo sbilenco, la prima battuta della colonna sonora a dipingere tutto un universo filmico di riferimento.  Vedere per credere: basta dare un'occhiata alla pagina Facebook della "Smallmovie. Produzione indipendente di cortometraggi". È tutto lì. Compresa la macchina con i due a bordo, Pellino e Zocchi, che stanno per fare una brutta fine, complice una tetra boscaglia le cui ombre agevolano i piani criminali del folle sanguinario che la fantasia piconiana immagina appena evaso dal carcere di Pisa.  Ora, c'è anche il premio Avis. Graditissimo, in quanto, dice lui, «Festival come questo, oltre ad essere utili come vetrina
per i cortometraggi dei giovani autori, sono anche fondamentali per avvicinare al mondo della donazione del sangue». E poi lancia un appello: «Noi per questo cortometraggio horror abbiamo consumato un sacco di sangue (finto); voi non sprecatelo, donando il sangue si possono aiutare molte persone».

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