Quotidiani locali

La stagione del Montand chiude con la Bisbetica

Ultimo appuntamento a Monsummano

MONSUMMANO. La stagione 2017/2018 del teatro Montand, promossa da amministrazione comunale e Associazione Teatrale Pistoiese, si conclude giovedì 15 marzo  (ore 21) con il grande teatro shakespeariano, nell’originalissimo allestimento de “La bisbetica domata” a cura di Tonio De Nitto, che torna ad affrontare Shakespeare dopo le felici prove del “Sogno di una notte di mezza estate” e di “Romeo e Giulietta”. Ancora una volta uno spettacolo corale e visionario, una grande fiaba “noir”, dove musica e rima concorrono a restituirci una sorta di opera buffa, divertente, caustica e comicamente nera.

In scena, accompagnati dalle musiche di Paolo Coletta e immersi nelle scene coloratissime di Roberta Dori Puddu, l’affiatato cast della compagnia: Dario Cadei, Ippolito Chiarello, Angela De Gaetano, Franco Ferrante, Antonio Guadalupi, Filippo Paolasini, Luca Pastore, Fabio Tinella. I costumi sono di Lapi Lou, le luci di Davide Arsenio. Un esempio di lavoro ricercato e curato nei minimi dettagli, che riesce però a parlare a tutti, anche a più livelli, decifrabile anche da parte dei giovanissimi. Prima dello spettacolo, la degustazione gratuita, a cura di Slow Food Valdinievole e Mercato della terra Montecatini Terme, propone una fantasia di budini dell’azienda Caseus di Fabio Lenzini (Borgo a Buggiano) con vinsanto della Valdinievole, prodotto da Azienda Perbaccovini di Larciano e Cooperativa Chianti Montalbano di Larciano.

«Questa è la storia di Caterina – spiega il regista De Nitto – di sua sorella Bianca e di un intero villaggio. Questa è la storia di un villaggio che ha ferito e svenduto un bene prezioso. Questa è una storia che avrebbe potuto essere una favola. Caterina l’inadeguata, la non allineata è la pazza per questo villaggio. Dietro di lei, spigolosa ma pura e vera, un mondo di mercimoni, di padri calcolatori, di figlie in vendita, di capricci lontani dall’amore,

di burattinai e burattini non destinati a vivere l’amore, ma a contrattualizzarlo. Caterina non sta a questo gioco e come in una fiaba aspetta, pur non mostrando di volerlo, un liberatore, un nuovo inizio che suo malgrado potrà costarle molto più di quanto immagini» .
 

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