Quotidiani locali

Vai alla pagina su Speciale Pistoia Basket

Ramagli, carisma e ruvidità livornese

Il neo coach: chi viene a Pistoia dovrà sposare questa causa. Sono abituato ad arricciarmi le maniche, non mi tiro indietro

Maniche arrotolate di una camicia bianca prettamente estiva: non sembra uno che bada molto al look, Alessandro Ramagli eppure lo stile scelto alla prima in biancorosso non è puramente casuale. Intorno all’immagine “maniche arricciate di chi è abituato a lavorare”, il neo coach del Pistoia Basket ha ruotato la sua filosofia di basket presentandosi a stampa e tifosi stipati nella sala stampa del PalaCararra.

Una presentazione carismatica, ribattendo ad ogni domanda anche a suon di battute da toscanaccio, carico e motivato. Proprio il ritorno ad allenare in quella Toscana dei campanili, ex basket valley dove Pistoia e la sua Livorno sono state spesso rivali, è una delle caratteristiche che più lo affascina. «Non è mai banale iniziare una nuova avventura– dice Ramagli, 54 anni, molti dei quali in panchina dove fin da giovanissimo ha plasmato generazioni di livornesi alla “scuola” del Don Bosco-è sempre un’emozione anche se qualche capello bianco c’è. Ho allenato solo una volta in Toscana (la Mens Sana in Legadue nel 2015/ 2016, ndr), oltre che all’inizio a casa mia (Livorno anche in A1, ndr). Questa non è casa mia, ma ho la sensazione che possa diventarlo».

Ripartire da una società senza main sponsor e senza mezzi trionfali non lo spaventa. «Allenare accanto a casa non è come da altre parti – continua – noi toscani siamo fatti della stessa pasta, la passionalità e il senso della sfida ci accomunano e aumentano anche il senso di responsabilità da parte mia. Il main sponsor? So che in questo momento non c’è, ma non possiamo permetterci di non essere operativi fino a quando non arriverà. Nella pallacanestro più che i soldi, serve la capacità di produrre idee. E lo fa chi si è misurato con aspettative diverse, diventando un lupo di mare con la pelle annerita dal sole. In più quando c’è calore ed attaccamento da società e tifosi, difficilmente ho visto gente fallire».

Il lupo di mare evidenziando la sua esperienza in panchina, i «battelli di diversa cilindrata» che arrivano all’obiettivo: con il gergo marino di Ramagli da «livornese di scoglio», tagliente e concreto come si è definito, il neo tecnico biancorosso ha dato un messaggio chiaro che forse è il più rassicurante di tutti. La consapevolezza di sapere dove è arrivato e in che momento prende il timone della nave biancorossa. Un momento in cui, qualche onda all’orizzonte c’è.

Per questo, ha evidenziato Giulio Iozzelli, la società ha voluto puntare su un coach «che conosce il campionato italiano». «Ringrazio – dice Ramagli – Moretti ed Esposito, se Pistoia è a questo livello oltre alle qualità della società, ci sono le qualità di chi le squadre le ha guidate. Le sfide professionali non spaventano mai, si raccoglie volentieri il testimone di chi ha fatto così bene». Una chiaccherata intorno ad un caffè, giovedì scorso, un weekend di riflessione e poi il sì incondizionato: il matrimonio tra Pistoia e Ramagli è nato da un vero colpo di fulmine. «Siamo soliti avere lunghe relazioni con gli allenatori che scegliamo– ha detto il neopresidente Massimo Capecchi– per questo il contratto è biennale».

«Le schermaglie contrattuali di fatto non ci sono mai state– dice Ramagli– ci siamo incontrati

a metà strada. Io sono abituato a tenermi le maniche arrotolate e chiedo a tutti di arrotolarsi le maniche: la società so che lo farà. al mio staff e più di tutti lo chiederemo ai giocatori. Chi verrà qui dovrà sposare questa causa».

©RIPRODUZIONE RISERVATA



I COMMENTI DEI LETTORI

TrovaRistorante

a Pistoia Tutti i ristoranti »

Il mio libro

NARRATIVA, POESIA, FUMETTI, SAGGI E TESI DI LAUREA

Premio ilmioesordio, invia il tuo libro