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E' colorato di arancione il record in A di Marcello Lippi e Massimiliano Allegri

Per i due tecnici toscani 200 vittorie nel massimo campionato. Ed entrambi hanno giocato nella Pistoiese

Fra le tante squadre di club in comune ne hanno solo due, la Pistoiese e la Juventus.

Con gli arancioni Massimiliano Allegri e Marcello Lippi hanno giocato a vent’anni di distanza, il viareggino li ha anche allenati, ma fra le due panchine bianconere di anni ne corrono solo dieci (Lippi fino al 2004, Allegri dal 2014).

Da sabato 6 sono accomunati dallo stesso numero: 200. Tante sono le vittorie in serie A di entrambi. Il successo di Cagliari, sul campo dove ha allenato dal 2008 al 2010, ha regalato il traguardo anche all’acciughina livornese (100 con la Juve), per Lippi il numero tondo risale al 16 maggio del 2004 (149 con la Juve), quando Tudor, Miccoli e Di Vaio firmarono il successo al Franchi, contro il Siena di Papadopulo (1-3).

Perché da Santa Croce a Livorno, da Viareggio e Carrara e Siena, c’è tanta Toscana nella carriera di questi due tecnici così simili ma, al tempo stesso, così diversi.

Già dall’altra squadra in comune, la Pistoiese. I tifosi arancioni ricordano Lippi con gli occhi lucidi, quando ancora i folti capelli erano biondi e non d’argento: era il leader della formazione di Enzo Riccomini che conquistò la serie A (1° giugno 1980), era in campo il 18 gennaio 1981, quando, insieme ai compianti Mario Frustalupi e Giorgio Rognoni, contribuì allo storico successo nel derby a Firenze (Fiorentina-Pistoiese 1-2, reti di Rognoni, Antognoni e Badiani).

Max Allegri nella storia arancione ha inciso meno (campionato 2000-2001).

Anche se la leggenda vuole che sia stato proprio lui a consigliare a Bepi Pillon di spostare da centrocampista a difensore centrale un certo Andrea Barzagli, allora appena diciannovenne, prelevato dalle giovanili della Rondinella.

Due stagioni dopo, nella piccola Agliana, distretto del tessile, praticamente Prato, il tecnico iniziò la carriera da allenatore (2003-4).

L’altra apparizione in panchina in Toscana è a Grosseto, chiamato, e poi cacciato (2005 e 2006), dal vulcanico presidente Piero Camilli, uno capace di rottamare anche Sarri e Pioli, in pratica tutto il vertice della serie A.

Compassato e quasi lord il viareggino, guascone il livornese, per entrambi la svolta è arrivata, guarda caso, proprio con il passaggio alla Juventus.

«Il mio papà odiava il potere e, di conseguenza, gli Agnelli che, all’inizio degli anni Novanta, ne erano l’emblema - ricorda spesso Lippi -. Per questo motivo quando nel 1994 sono diventato allenatore della Juventus mi sono recato al cimitero in preda ai sensi di colpa e ho pregato l’anima di mio padre, morto tre anni prima, di accettare la mia scelta».

Scelta vincente però, tanto che, in due momenti diversi (94-99 e 2001-4) alla Juventus il tecnico viareggino in otto stagioni conquista 13 trofei tra nazionali e internazionali (compresa la Champions del 1996, ai rigori con l’Ajax), per uno dei cicli più vincenti nella storia del club.

E due anni dopo l’addio al bianconero con una nazionale costruita proprio sul blocco Juve, vincerà anche il mondiale (2006).

La storia di Allegri in bianconero è quella attuale, con tre scudetti in fila e tre Coppe Italia, unico tecnico ad aver infilato questo filotto, ma anche l’amarezza di due finali di Champions perse in tre anni.

«È arrivato alla Juve alla mia stessa età - ha detto Lippi di Allegri

-, è toscano come me e ha vinto il campionato alla prima stagione: anche a me piaceva cambiare spesso modulo, ci sono molte più analogie con lui che con Sarri»: parole di affetto fra toscani.

Chissà se, ora che il record vacilla, il lord viareggino sarà pronto a dirle di nuovo.

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