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Galanda: «Guai ad abbattersi»

Anche la squadra di “Gek” fu sconfitta al PalaBigi con un passivo così pesante e seppe subito reagire

PISTOIA. Mettiamola così: quando il Pistoia Basket gioca a novembre al PalaBigi, spesso finisce male. Anzi molto male come è successo sabato sera, nella disfatta della The Flexx contro la Grissin Bon e come era già successo sei stagioni fa in quell’altrettanto “indimenticabile” 25 novembre 2011 quando l’allora Tesi Group perse con lo stesso maxi passivo di 48 punti sul campo della Trenkwalder. Era il campionato di Legadue, Pistoia non veniva come ora da quattro sconfitte di fila ma anzi era molto blasonata. Eppure al PalaBigi fu una battuta d’arresto, con un risultato quasi identico (dal 91– 43 della stagione 2011– 2012, al 90– 42 attuale) che fece discutere come ora. Di quella “caporetto” (parola usata sabato sera da Vincenzo Esposito), una delle immagini indelebili rimane Giacomo Galanda che subito va a metterci la faccia e si presenta alle telecamere della Rai. Lui il campione arrivato in estate in una squadra che dopo quello scivolone seppe rifarsi eccome, tanto da far sognare una piazza intera fino alla finale promozione, raggiunta poi l’anno dopo. Insomma le disfatte capitano anche nelle migliori famiglie e nelle migliori stagioni. L’importante, come dice il Gek Nazionale spronando da (grande) ex giocatore i ragazzi della The Flexx, è rialzarsi. «Io penso di aver sempre preso il basket molto seriamente– dice Galanda– ma la prima cosa che mi sento di dire da tifoso e da ex giocatore ai ragazzi che l’altra sera a fine gara ho visto molto tristi, com’è giusto che sia, è che il basket è una passione, un amore, un lavoro, è una parte della tua vita ma non è tutto. Succede a tutti di prendere delle imbarcate. A me, in 21 anni di carriera, è successo a Bologna, a Varese, a Pistoia. Sono momenti in cui ti devi fare delle domande e trovare delle risposte ma non puoi abbatterti». Cercare di vedere la via d’uscita in un momento nero non è facile. Ma il bello dello sport e della pallacanestro, dice l’ex capitano del Pistoia Basket, è che c’è sempre una possibilità di riscatto. E spesso è molto vicina, come succederà alla The Flexx dalla prossima giornata di campionato. «Ho visto i ragazzi tristi ed è normale perché subisci un’umiliazione ma deve finire lì– continua Galanda, fino all’estate dirigente del club biancorosso con cui ha dato vita a molti progetti come il rilancio dell’Acamdey o il Project per avvicinare alla portacolori toscana del basket, tante società che lavorano con i giovani – Bisogna pensare che la prossima partita riparte da 0– 0 e non da –50. Lo sport ti offre questa fortuna, per quanto male tu faccia puoi rifarti. È vero che un passivo così può sempre pesare in un’eventuale classifica ma alla fine conta solo 2 punti, come quando perdi di 2 o di 10».

«Chiedere scusa? – chiude Galanda – non lo condivido molto. Penso che i giocatori le vere scuse
le debbano fare a loro stessi. Sono i primi a subire le conseguenze di una prestazione così, che a nessuno piace. È successa è basta: forse qualcuno non era in serata, forse qualcun’altro sarà fuori forma, non lo so. Ma nessuno è andato a Reggio con l’intenzione di prendere 50 punti».

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