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Monsummano punta sull’attaccamento ai colori societari

MONSUMMANO. “Fusse che fusse la vorta bona!!” era l’adagio ciociaro dell’indimenticato Nino Manfredi che in italiano suona più o meno con “speriamo sia la volta buona”.E’ quanto si augura la...

MONSUMMANO. “Fusse che fusse la vorta bona!!” era l’adagio ciociaro dell’indimenticato Nino Manfredi che in italiano suona più o meno con “speriamo sia la volta buona”.

E’ quanto si augura la dirigenza del Monsummano e gli sportivi amaranto, abituati ad altri palcoscenici rispetto all’attuale Prima categoria. Dopo alcuni tentativi falliti per un soffio, il sodalizio calcistico della città del Giusti non si dà per vinto e cambia strategia, puntando sullo spirito d’appartenenza dei tanti giocatori valdinievolini tesserati e sulla passione del rinnovato organigramma societario, formato da un folto gruppo di monsummanesi doc compreso il presidentissimo Antonio Mangiantini, vera e propria istituzione del club ed il nuovo direttore sportivo Alessandro Romani.

Cresciuto nel settore giovanile amaranto, sa cosa vuol dire portare quella casacca addosso e sta cercando di trasmetterlo alla squadra. «Non è un compito difficile – spiega – perché essendo gente del posto ha già grandi motivazioni ed ambizioni. Ci riteniamo soddisfatti dell’approccio al campionato da parte dei ragazzi, visto che dopo 5 turni siamo imbattuti (due vittorie e tre pareggi) e assestati nelle piazze che contano. Al momento non vedo rivali che possano ammazzare il torneo. Noi dovremo essere bravi a rimanere in scia delle big per la volata finale».

«Di negativo – sottolinea – ci sono i numerosi infortuni che stanno falcidiando la rosa, specie in attacco. Per scrupolo, teniamo i fari accesi sul mercato degli svincolati ma l’imperativo è recuperare chi sta fuori». Poi parla della guida tecnica . «Mirco Matteoni è un tecnico esperto, preparato nonché grande conoscitore del calcio dilettantistico. Ed è valdinievolino. Ha la dote innata di riuscire a cementare il gruppo. Riponiamo la massima fiducia nel suo operato». Resta la questione dello “Strulli” dal look rifatto ma ancora indisponibile per un Monsummano errante. «A breve – assicura – torneremo in possesso della nostra casa e sarà un’arma in più. In ogni caso i nostri sostenitori ci stanno seguendo ovunque e questo è un altro bel segnale». E si sa, quando si è disposti anche a fare dei sacrifici
per sostener la propria squadra vuol dire che c’è un attaccamento specaile. Con il ritorno allo Strulli sarà però tutta un’altra cosa e Monsummano potrà davvero cercare di fare quel salto di qualità che lo porti a dettare legge nel campionato e a lottare per salire di categoria.

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