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Pronto soccorso: 5 aggressioni quest’estate

Sicurezza in ospedale a Pistoia, l’allarme dell’Ordine dei medici: in arrivo dispositivi di protezione

PISTOIA. «Quale può essere il motivo? Direi che è intuibile». E l’operatrice sanitaria risponde con un paragone economico: «Più richiesta, meno offerta». Offerta che rimane la stessa mentre la richiesta cresce. Il parente del paziente, o il paziente stesso, ritengono che la sanità non li stia seguendo in maniera adeguata e la frustrazione viene scaricata su chi si trovano di fronte. In quattro casi su cinque quest’estate è stata una donna. Dottoresse e infermiere aggredite fisicamente al Pronto soccorso, che hanno dovuto a loro volta ricorrere a cure mediche. Le ferite fisiche sono guarite velocemente, quelle psicologiche no.

I casi sono in aumento negli ultimi mesi. Se n’è accorta la Regione, che con la delibera regionale del 6 agosto 2018 sottolinea la necessità di “assicurare maggiori livelli di sicurezza nelle strutture sanitarie”.

Ed in occasione della prima Giornata nazionale contro la violenza sugli operatori sanitari, l’Ordine dei medici chirurghi e odontoiatri di Pistoia annuncia che ha deciso di dotare personale sanitario potenzialmente a rischio di un dispositivo di protezione individuale collegato con l’agenzia di vigilanza privata Sicuritalia, con cui è stata stipulata una convenzione.

«Un apparecchio in grado di allertare anche le forze di polizio, in modo – spiega il presidente dell’Ordine Beppino Montalti – che gli operatori si sentano più sicuri e per disincentivare le aggressioni nei confronti degli operatori sanitari. Il dispositivo sarà applicato alla cintura. Avrà un tasto di allarme per le situazioni ritenute d’emergenza e una seconda possibilità “di ascolto ambientale”. Per le aggressioni verbali insomma».

«Cinque anni fa – ricordano Montalti e la dottoressa Paola David – la collega Paola Labriola veniva barbaramente assassinata da un suo paziente mentre lo stava visitando, al Cim di Bari. La Giornata contro la violenza nasce in sua memoria, con l’intento di sensibilizzare l’opinione pubblica. L’esasperazione dei pazienti e dei loro familiari, e lo stress degli operatori, provocano tensioni, aggressività, violenza specie sulle operatrici. Attendiamo provvedimenti legislativi appropriati che inaspriscano le pene».

Intanto si pensa a soluzioni pratiche. Una è quella del dispositivo di protezione individuale, ma ne arriveranno anche altre. «All’interno dell’Ordine – spiega Paola David – c’è una rappresentanza femminile che lavora su questa problematica. Ne fanno parte, oltre a me, le dottoresse Fedi, Tropeano, Sonnoli, Pellegrini.

Ho contattato la dottoressa Anna Maria Celesti, vicesindaco di Pistoia, che si è dichiarata disponibile ad avviare un confronto. C’è una sensibilità maggiore da parte delle istituzioni, e vorremmo coinvolgere nel confronto i cittadini». –

TIZIANA GORI .

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