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lotta al crimine 

Incendi e minacce ai clienti per avere i soldi della droga

Cinquantenne in carcere per estorsione, spaccio, furto e incendio aggravato. Un ristoratore aveva con lui un debito di 40.000 euro per la cocaina acquistata  

PISTOIA. Le indagini erano partite nell’ottobre dello scorso anno, da un’auto data alle fiamme nella campagna di Santomoro. Ed è stato scavando per accertare le motivazioni di quell’incendio che i carabinieri della Stazione di Montale sono riusciti a ricostruire il fiorente giro di spaccio di cocaina gestito dal pregiudicato di origini napoletane. Che non aveva esitato, per recuperare i crediti vantati con alcuni clienti – in un caso di ben 40.000 euro – a ricorrere a pesanti minacce. Tra cui, appunto, secondo gli investigatori, anche il furto e il successivo incendio della Fiat 500 di uno di loro.

È con l’accusa di spaccio, furto aggravato, incendio ed estorsione che ieri mattina è stato arrestato Antonio Durantino, 51 anni, originario di Ercolano e residente a Bottegone. I carabinieri di Montale – in collaborazione con i colleghi della frazione pistoiesi – si sono presentati alla sua porta di casa con in mano l’ordinanza di custodia cautelare in carcere disposta dal gip del tribunale Luca Gaspari su richiesta del pm Claudio Curreli.

Nel corso della perquisizione dell’abitazione, i militari hanno scoperto e sequestrato nove dosi di cocaina già pronte per lo spaccio, nascoste in un pacchetto di sigarette e in un beauty-case, un cellulare utilizzato per contattare i clienti e circa 800 euro in contanti ritenuti provento dell’attività di spaccio.

L’auto data alle fiamme il 10 ottobre 2017, come detto, apparteneva a un giovane pratese che con Durantino aveva un debito di circa 500 euro per dosi di cocaina non pagate. Un incendio preceduto e seguito da minacce di vario genere: “Voglio i soldi altrimenti ti mando all’ospedale” “Tu non sai con chi hai a che fare”...

Stesso tipo di minacce usate anche nei confronti di un altro cliente (amico del primo giovane), gestore di un ristorante in provincia. Che con Durantino, per la cocaina acquistata per lui e per il fratello, aveva accumulato un debito di circa 40.000 euro, acquistando 3 grammi di droga quattro volte alla settimana. All’inizio il pagamento dilazionato delle dosi era stato accettato senza problemi, quasi incoraggiato, poi erano iniziate le pressioni. Tanto che il ristoratore, quasi ogni sera, era costretto a consegnare al suo spacciatore – che si presentava nel parcheggio del locale – gran parte dell’incasso: circa 1.000 euro alla settimana. Intimorito dalle continue minacce: “Io ti sparo”, “Stai facendo di tutto per dire: Antò, pigliami e mettimi nell’acido”... E Ancora: “La tua ragazza da domani cammina a piedi” facendo intuire che anche la sua auto avrebbe potuto essere rubata e bruciata.

Un quadro ricostruito in circa sei mesi di indagini dai carabinieri della Stazione di Montale, anche grazie alle intercettazioni telefoniche disposte dal giudice. I militari sono riusciti a ricostruire anche gli spostamenti dell’indagato la notte del furto dell’auto e quella del suo incendio: il telefono cellulare era stato agganciato

in entrambi i casi dai ripetitori che si trovano nelle vicinanze dei luoghi in cui sono stati commessi i reati.

Tutti elementi probatori che hanno portato il gip a disporre la custodia cautelare in carcere: troppo elevato il rischio di reiterazione. —

MASSIMO DONATI .

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