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Riottiene il posto di lavoro, ma trova l’ufficio svuotato e si sente male - Video

Dopo il trasferimento annullato dal giudice, drammatico ritorno in azienda per la giovane mamma di Bottegone: colta da malore finisce all’ospedale  

PISTOIA. Prima il trasferimento ad oltre 300 chilometri di distanza da casa, poi, quando su ordine del giudice, è potuta tornare nel suo ufficio, lo ha trovato “svuotato”. Un ennesimo colpo a cui la donna, dipendente della Marr (gruppo Cremonini, leader in Italia per lavorazione delle carni) non ha retto: si è sentita male ed è stata trasportata in ambulanza al pronto soccorso.

Ufficio svuotato al suo rientro, impiegata colpita da malore Dopo il trasferimento annullato dal giudice, drammatico ritorno in azienda per una giovane mamma di Bottegone, in provincia di Pistoia: colta da malore finisce all’ospedale. A raccontare l'episodio Angela Bigheretti, responsabile area pistoiese della Uiltucs Uil: "Attacco di panico per mobbing da lavoro" (video Lorenzo Gori)


Una vicenda che si trascina da qualche mese e che ha vissuto un altro cupo capitolo. A marzo scorso, la donna (39 anni, residente a pochi passi dalla sede dell’azienda di Bottegone) aveva ricevuto la comunicazione che avrebbe dovuto trasferirsi in un nuovo luogo di lavoro, a Roma. Anche se ha due bambini piccoli a carico (uno portatore di handicap) e vive da sola. «Secondo l’azienda - spiega Angela Bigheretti, responsabile area pistoiese della Uiltucs Uil - avrebbe potuto rivelare segreti aziendali al suo compagno, un ex dipendente della Marr, ora passato alla concorrenza».

LA VICENDA E LA POSIZIONE DEL SINDACATO

Una decisione che la signora giudica “punitiva” e per questo si rivolge al sindacato. Che, raccolta tutta la documentazione (e dopo che ogni tentativo di trattativa con l’azienda era fallito) si appella al giudice del lavoro. Vincendo il ricorso . Si “sospende il trasferimento operato dalla parte convenuta”, si legge nel testo della sentenza, e viene “ordinato di assegnare la ricorrente presso la sede precedentemente occupata”. «Abbiamo deciso di sostenere la lavoratrice nella sua battaglia - prosegue Bigheretti - perché ritenevamo che fosse stata ingiustamente penalizzata per ipotesi remote e prive di senso legate alla sua vita privata. Una versione che non ha retto in aula: è stata reintegrata immediatamente».

Questo da un punto di vista formale. Lunedì, infatti, la donna – dopo un periodo di ferie – avrebbe dovuto rientrare in ufficio. La scorsa settimana Angela Bigheretti aveva detto al Tirreno di augurarsi un comportamento da parte dell’azienda «privo di ogni pregiudizio, per non trasformare il luogo di lavoro della dipendente in un ambiente invivibile». Auspici che non si sono trasformati in realtà.

IL RACCONTO DELLA MAMMA

A raccontare la giornata la stessa lavoratrice (l’azienda, da noi contattata, non ha rilasciato dichiarazioni): «Alle 8,30 mi sono presentata nel mio vecchio ufficio, dove erano stati tolti tutti i miei effetti personali, compresa la foto dei miei figli. Mi è stato detto che avrei dovuto cambiare stanza, e quando ho acceso il computer non mi è stata data la password per potervi operare. Inoltre ho scoperto che la mia posta elettronica era stata cancellata. In pratica non mi è stata data la possibilità di lavorare».

Alla dipendente è stata quindi consegnata una nuova lettera. «Mi si chiedeva di firmare nuovamente per il mio trasferimento a Roma. Cosa che non ho ovviamente fatto. Ma dopo ho avuto un attacco di panico, mi sono sentita male e sono stata portata al pronto soccorso, dove mi hanno dato tre giorni di malattia».

Giovedì, quindi, probabilmente il problema si ripresenterà. «La nostra Rsa sarà con lei e seguiremo gli sviluppi di questa assurda vicenda», conclude Bigheretti.
 

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