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Marr condannata 

Il giudice blocca il trasferimento: «Ha due bimbi»

Pistoia, la Marr di Bottegone “condannata” dal giudice. La Uil: voleva spostare la dipendente a Roma temendo rivelasse segreti aziendali al compagno

PISTOIA. Da un giorno all’altro le dicono che dovrà essere trasferita a più di 300 chilometri di distanza. Anche se ha due bambini piccoli e vive da sola. Il motivo? «Secondo l’azienda - spiega Angela Bigheretti, responsabile dell’Area Pistoia della Uiltucs Uil - avrebbe potuto voler rivelare segreti aziendali al suo compagno, ex dipendente, visto che lui aveva lasciato l’azienda». La donna si è rivolta alla Uiltucs Toscana, categoria della Uil che si occupa anche di Gdo e terziario, e fa ricorso. Vincendolo.

«Avevamo deciso di sostenerla nella sua battaglia - afferma Bigheretti - perché ritenevamo che la lavoratrice fosse stata ingiustamente penalizzata per ipotesi remote e prive di senso legate alla sua vita privata». Ma andiamo con ordine. Il 9 marzo alla donna arriva una lettera in cui la Marr spa, gruppo Cremonini, leader in Italia per lavorazione delle carni, con migliaia di dipendenti in organico, le impone il trasferimento a Roma, partendo da Pistoia, per l’esattezza da Bottegone, nei cui uffici lavora da moltissimi anni. Poco importa al suo datore di lavoro, sostiene il sindacato, se ha due figli piccoli, se vive da sola e deve seguirli facendosene interamente carico. «All’azienda non importa neanche che uno dei due ragazzi abbia un handicap, tanto meno che lei lavori nella Marr spa da molto e non abbia mai dato problemi. Il motivo addotto, contro il quale è stato fatto ricorso dalla donna seguita con la Uiltucs Toscana dal legale Niccolò Giusti del Foro di Pistoia, è ai limiti del paradossale: l’azienda temeva che la donna, fidanzata con un ex collega, gli spifferasse chissà quali segreti e informazioni riservate danneggiandoli. La scusa, più che paradossale, non ha retto in aula e la lavoratrice assistita dalla Uiltucs Toscana, unione italiana lavoratori turismo, commercio e servizi, è stata reintegrata immediatamente.

Alla scelta, obbligata, di un ricorso, si è arrivati dopo tre intensi mesi di trattative condotte dalla Bigheretti, che non hanno portato però l’azienda a tornare sui suoi passi. Mesi di incontri e trattative che l’azienda, davanti al giudice del lavoro, sembrava non ricordare. «Ma – continua la sindacalista – è stata messa davanti ai fatti con prove cartacee e trascrizioni di conversazioni. Dopo una prima udienza in cui, lo scorso 18 luglio, il giudice si era riservato di decidere, ecco che è arrivata la sentenza: l’azienda è condannata. Si “sospende il trasferimento operato dalla parte convenuta”, si legge nel testo, e viene “ordinato a parte convenuta di assegnare la ricorrente presso la sede precedentemente occupata».

Nessun trasferimento a oltre 300 chilometri quindi per la dipendente che, come spiega bene Bigheretti, «ora deve però rientrare al lavoro e speriamo che questo pregiudizio aziendale, verso la sua ipotetica condotta di non fedeltà, non trasformi il suo luogo di lavoro in

un ambiente invivibile». «Come Uiltucs – conclude infine il segretario generale toscano Marco Conficconi – ci auguriamo infatti un trattamento giusto e corretto, basato sul rispetto della lavoratrice, senza nessuna forma di ripercussione». —

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