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Sì al crocifisso in consiglio ma bocciate le chiese aperte

Pistoia, approvata la mozione della Lega che chiede il simbolo religioso in sala Grandonio ma l’aula dice no alla prosecuzione dell’accordo per l’apertura estiva di molti luoghi di culto: monta la polemica

PISTOIA. Il crocifisso sbarca nella sala consiliare di Palazzo di Giano. A deciderlo è stato il consiglio comunale (seppur con una maggioranza ristretta rispetto ai consueti numeri, soprattutto a causa delle assenze) che si è espresso sulla mozione presentata dalla Lega. La maggioranza di centro destra però si spacca, anche all’interno di uno stesso partito, e il sindaco Alessandro Tomasi lascia l’aula per il voto. Tredici favorevoli, sei contrari, quattro astenuti: il risultato de voto. E poco prima, lo stesso consiglio, aveva respinto la mozione della consigliera Tina Nuti (Spirito libero) che chiedeva la prosecuzione del progetto “Visiting Pistoia” per garantire l’apertura estiva di molte chiese altrimenti chiuse, ai turisti e agli stessi cittadini.

A votare sì all’affissione del crocifisso la Lega e Forza Italia, una parte di Fratelli d’Italia, Fabio Raso di Pistoia Concreta e Paola Calzolari di Amo Pistoia. Contrari, invece, oltre all’opposizione Pd (Walter Tripi e Antonella Cotti) insieme al 5 stelle Nicola Maglione, anche i consiglieri di maggioranza Benedetta Menichelli (Pt Concreta), il capogruppo FdI Lorenzo Galligani e Giampaolo Pagliai (Centristi per l’Europa). Astenuti il Pd Mario Tuci e Nuti di Spirito Libero, Gabriele Sgueglia (FdI) e Emanuele Gelli di Pt Concreta.

«Simbolo universale dei valori di libertà, uguaglianza e tolleranza», così si legge nella mozione presentata dalla Lega, il crocifisso sarà esposto nella sala Grandonio, sede del consiglio comunale.

E grande soddisfazione la esprimono proprio i firmatari della mozione leghista Gabriele Gori e Francesco Mazzeo che, in una nota, sottolineano «il peso fortemente identitario» del crocifisso e il fatto che la loro richiesta sia stata «esclusivamente mossa dall’amore per le tradizioni e dal valore dei simboli nei quali il popolo Italiano si riconosce» e non, come l’opposizione ha tentato di dimostrare «spostando la questione su binari distanti dal nostro nobile proposito».

Intanto, fuori da Palazzo di Giano, i commenti si sprecano. Immediate le reazioni anche di tanti cittadini che – su un tema del genere – si dividono, esprimendo soddisfazione o dubbi. I più critici contro la mozione, nella maggioranza sono i consiglieri Pagliai e Sgueglia, con il primo che definisce quel consiglio comunale «il più allucinante» a cui abbia mai assistito dal 1965, e il secondo che spiega come il suo ruolo in consiglio sia quello di servire «lo stato italiano, il cui emblema è la bandiera tricolore verde, bianco e rossa, e i suoi cittadini, che prima di essere cattolici o meno, sono sempre, ovunque e prima di tutto italiani».

Le critiche più aspre, però, arrivano dal versante Pd con il capogruppo Tripi, ed ex consiglieri comunali come Trallori e Sarteschi, ma anche l’associazione Palomar, che convergono tutti sulla riflessione della Lega come un partito che inneggia

al crocifisso quale marchio d’identità culturale, chiedendone l’affissione in luoghi della democrazia ma contravvenendo al principio di neutralità dello Stato rispetto a ogni fede, ma poi ne tradiscono il messaggio rinnegando l’accoglienza dei migranti. –


 

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