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Psichiatra alla sbarra per il delitto in casa famiglia: nuova perizia

Il giudice nominerà un proprio consulente per far luce fra le opposte tesi di pubblica accusa e difesa sul percorso terapeutico che il medico decise per il paziente che poi uccise il compagno di stanza

PISTOIA. Secondo la procura e il suo consulente quel piano riabilitativo fu del tutto inadeguato e insufficiente rispetto a una pericolosità sociale evidentemente non correttamente valutata. E, soprattutto, una struttura a bassa intensità assistenziale non era compatibile con le condizioni mentali di un paziente che aveva già ucciso e che, per quel delitto, aveva alle spalle sedici anni passati tra carcere e manicomio giudiziario. Opposta la tesi della difesa: il percorso terapeutico aveva rispettato le linee guida e non c’era stato alcun sintomo che avrebbe potuto lasciar presagire quello che poi era accaduto.

È per far luce sulle due contrastanti ricostruzioni che il giudice monocratico Jacqueline Magi ha deciso di nominare un proprio consulente nel processo che si è aperto ieri in tribunale, che vede sul banco degli imputati, l’ex responsabile dell’unità funzionale di Salute mentale di Pistoia, Luigi De Luca. Lo psichiatra, 61 anni, è accusato di omicidio colposo nell’ambito dell’agghiacciante assassinio avvenuto il 17 gennaio 2014 in una casa famiglia di Massa e Cozzile, dove uno dei pazienti, Gianluca Lotti, massacrò a colpi di accetta il compagno di stanza , Massimo Tarabori, anch’egli con problemi mentali.

Gianluca Lotti il giorno dell’arresto...
Gianluca Lotti il giorno dell’arresto a Montecatini


Secondo la procura quel delitto fu conseguenza di un errore dello psichiatra pistoiese, allora responsabile di Salute mentale-zona Pistoia dell’Asl 3 e “case manager” del piano riabilitativo individualizzato redatto per il pluriomicida: il trentanovenne pistoiese non si sarebbe dovuto trovare nella residenza dell’associazione “Un popolo in cammino”.

L’udienza di martedì mattina, 12 giugno – di semplice smistamento – è stata dedicata alla presentazione di prove e testimoni da parte di pubblica accusa, difesa e parte civile. E si è conclusa con la decisione del giudice di nominare un Ctu: il prossimo 19 giugno comunicherà alle parti il nome dello psichiatra al quale affiderà l’incarico peritale.

Dopo 6 anni passati nel carcere di Prato e 8 all’Opg di Montelupo, Gianluca Lotti aveva trascorso un periodo di detenzione di un anno all’interno della Residenza per l’esecuzione della misura di sicurezza sanitaria “Le Querce”, a Firenze, per poi essere trasferimento in una struttura aperta, sempre in libertà vigilata, ma senza vigilanza.

Erano all’incirca le 22, 40 del 17 gennaio 2014 quando nella casa famiglia che a Massa e Cozzile ospitava persone affette da disturbi mentali giudicati di lieve entità, si era consumato il feroce delitto. A scatenare la propria furia omicida, Gianluca Lotti, 41 anni, pistoiese, libero dall’ottobre precedente dopo aver scontato la condanna a 16 anni tra carcere e manicomio giudiziario per aver massacrato, nel 1998, a colpi di spranga, la fidanzata, allora ventenne. Questa volta, a cadere sotto i suoi colpi, era stato Massimo Tarabori, 53 anni, di Pescia, una vita quasi interamente passata tra una struttura e l’altra, per contrastare la sua malattia psichica, e da diverso tempo ospite nella casa famiglia dell’associazione “Un popolo in cammino”, che ospitava i pazienti seguiti dall’Asl pistoiese.

Per quel delitto, Gianluca Lotti, che si era subito costituito telefonando egli stesso alla polizia, è stato condannato a 30 anni di reclusione il 20 marzo 2015, processato con il rito abbreviato davanti al gip del tribunale. Ritenuto semi-infermo di mente, al termine della pena dovrà passare altri 3 anni in una casa di cura e custodia.

Al processo che ha preso il via ieri mattina si è arrivati al termine di un percorso travagliato, che, dopo il proscioglimento da parte del gup di Pistoia nel marzo 2016, ha visto – in seguito al ricorso presentato dai famigliari del paziente ucciso – una sentenza di annullamento della Corte di cassazione che ha fatto giurisprudenza in tema di colpa medica. Quindi, una nuova udienza preliminare e il rinvio a giudizio da parte di un nuovo gup.

Tra le responsabilità che il pm attribuisce a De Luca, anche quella di non aver verificato la compatibilità della struttura di Massa e Cozzile con le prescrizioni del Tribunale di sorveglianza, tra cui quella di non detenere armi o oggetti atti ad offendere, come l’ascia del delitto, lasciata praticamente incustodita in quella casa famiglia in cui Lotti era “poco o per niente monitorato e supportato psicologicamente durante la giornata e la notte”. E in cui “veniva sottoposto a visita dagli operatori della Sanità mentale solo settimanalmente” e solo una volta “ogni due o tre settimane” dal De Luca, suo psichiatra di riferimento.

Massimo Donati
 

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