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Insegnanti licenziate, a Pistoia 10 sono pronte al ricorso 

L’annuncio dell’avvocato Sensi: sono state private della cattedra senza attendere che la Cassazione dicesse l’ultima parola

PISTOIA. Non solo presidi e cortei, ma anche carte bollate e ricorsi. Sabato 12 maggio è finita la protesta sotto al Provveditorato con il corteo che ha attraversato la città  ma la battaglia di almeno una parte delle 17 insegnanti di scuola materna ed elementare licenziate il 4 maggio scorso perché abilitate ma prive di laurea, continuerà davanti al giudice del lavoro di Pistoia.

Lo annuncia il legale di 10 di esse, l’avvocato Riccardo Sensi. Che in una nota stampa polemizza con la decisione della dirigente provinciale del Ministero dell’istruzione Laura Scoppetta di licenziare le maestre: secondo il legale non era assolutamente un atto dovuto. Sensi – bene precisarlo – interviene in questo caso come avvocato e non come esponente politico (è consigliere comunale di Forza Italia a Montecatini).

La vicenda inizia quando un nutrito gruppo di insegnanti, grazie a sentenze del giudice del lavoro di Pistoia, furono inserite nelle graduatorie provinciali e quindi assunte a tempo indeterminato, come titolari di cattedra. Contro queste sentenze il Ministero ha fatto ricorso dinanzi alla Corte di appello di Firenze, che nell’ottobre scorso gli ha dato ragione. Ed è questa la sentenza a cui Scoppetta ha dato seguito con il provvedimento del 4 maggio. Provvedimento, va detto per inciso, che potrebbe presto estendersi a molte altre insegnanti, perché le titolari di cattedra non diplomate prima del 2002 solo in provincia di Pistoia sono 130 circa.

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Ma – obietta l’avvocato Sensi - “nel contratto a tempo indeterminato sottoscritto, il Miur (Ministero della pubblica istruzione, ndr)si obbligò a licenziarle solo in caso di sentenza sfavorevole definitiva. Le insegnanti hanno fatto ricorso per Cassazione e dunque la sentenza della Corte di Appello non è affatto definitiva e tutte sperano che la Corte di Cassazione abbracci la tesi del primo giudice”.

L’avvocato aggiunge che “la dirigente Scoppetta nel 2017 ha già licenziato alcune insegnanti a seguito della sentenza della Corte di Appello ma siccome tutte avevano fatto ricorso per Cassazione, chi scrive, come altri legali, hanno chiesto e ottenuto dal Giudice del lavoro del Tribunale di Pistoia che il licenziamento fosse annullato o sospeso in attesa che la Cassazione definitivamente si pronunciasse. La Cassazione non si è ancora pronunciata e nonostante questo l’Ufficio scolastico provinciale ha licenziato di nuovo. Così le insegnanti faranno di nuovo ricorso d’urgenza al Giudice del lavoro di Pistoia con buona speranza di vincere”.

Naturalmente è possibile che la Corte di Cassazione confermi la sentenza della Corte di Appello di Firenze, nel qual caso non ci sarebbero più ostacoli al licenziamento delle maestre. Ma ovviamente è possibile anche il contrario. Nell’incertezza – questa la tesi dell’avvocato Sensi– bisognava attendere. A luglio, invece, quando per le maestre scatterà effettivamente il licenziamento, partiranno i ricorsi “al nuovo giudice del lavoro di Pistoia che sta per insediarsi”.

 

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