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Ora “Frisco” potrà riaprire i battenti

I titolari del chiosco di piazza San Francesco, chiuso dal febbraio 2017, hanno dimostrato di avere un diritto di superficie

PISTOIA. Il chiosco di piazza San Francesco, impresso nei ricordi di tanti pistoiesi con il nome di “Frisco”, potrebbe riaprire. Grazie ad una ricostruzione storica molto dettagliata dell’avvocato Alessio Baldi, legale del titolare del chiosco Pablo Biagioli, è emersa l’esistenza di un diritto di superficie sull’immobile in capo allo stesso Biagioli che esiste da sempre: per questo motivo, spiega l’avvocato Baldi, ci sono tutte le carte in regola affinché “Frisco” possa riaprire. «Anzi – aggiunge – a mio parere non avrebbe nemmeno dovuto chiudere».

Era il febbraio del 2017, poco più di un anno fa, quando lo storico locale, punto di riferimento in città dal 1990 per le serate di tanti giovani, soprattutto d’estate, aveva cessato di funzionare. Un’ordinanza dell’amministrazione comunale aveva imposto la rimozione delle attrezzature e degli arredi esterni perché gli arredi del popolare chiosco erano fuori norma. Un fulmine a ciel sereno piombato sulla testa del titolare Pablo Biagioli dopo trent’anni di attività; e un duro colpo per l’intera Pistoia, abituata a vedere gremita di sera piazza San Francesco grazie al chiosco, tra i primi ad offrire, oltre a birra alla spina e aperitivi, anche panini, insalate e specialità gastronomiche per chi voleva mangiare bene senza mettersi a sedere in una sala di ristorante.

In realtà era dal 2011 che i banconi frigo, caratteristi per la struttura di “Frisco”, erano vietati dal regolamento sui dehors. Quello successivo, del 2016, non li contemplava proprio. Per cui, nella mattina dell’8 febbraio i vigili urbani “sigillarono” ombrelloni e banconi frigo. Ora c’è un fatto nuovo, e rilevante. I titolari di “Frisco” sono stati in grado di dimostrare di vantare un diritto di superficie su quel fazzoletto di terreno di piazza San Francesco. Hanno cioé diritto a mantenere lì il chiosco, anche se la proprietà del terreno è pubblica. Ma non hanno bisogno di chiedere una concessione o di pagare una tassa, come di solito fanno i locali che piazzano tavolini e sedie sulla pubblica via.

«C’è stato un lavoro minuzioso e molto difficoltoso – racconta l’avvocato Baldi – che ha portato alla luce l’esistenza di questo diritto. Un diritto che esiste addirittura dal lontano 1905, data della prima autorizzazione all’apertura». Il Comune ha accolto questo punto di vista, limitandosi ad alcune precisazioni. E accogliendo l’idea di procedere ad un “accertamento” che consenta di riconoscere in modo definitivo l’esistenza del diritto di superficie, ma anche di neutralizzare in partenza ogni “reciproca pretesa economica”. Insomma, pari e patta. Manca solo il voto del consiglio comunale, competente ad esaminare provvedimenti del genere. Non a caso il punto è inserito all’ordine del giorno della prossima riunione dell’assemblea

di Palazzo di Giano.

Ma il chiosco, dunque, riaprirà o no? «Non dipende da me la riapertura – risponde il legale – io ho curato la ricostruzione di un diritto in capo al mio cliente. Credo comunque che il mio assistito abbia tutte le carte in mano per poter riaprire».

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