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Incidente al rally, il pilota: «Quella terribile caduta non finiva più» - Video

Fabrizio Monzali, il pilota rimasto ferito nella prova speciale a Lanciole, rivive i drammatici istanti sull’auto schizzata fuori strada 

PISTOIA. «Non finiva più». F razioni di secondo nel vuoto e poi di nuovo «bum». La Renault Clio picchiava su terra, vegetazione e sassi nel volo verso il greto del torrente Lanciolano, l’incidente che domenica mattina ha lasciato con il fiato sospeso gli spettatori della prova speciale di Lanciole del Rally della Valdinievole.Si è capottata più volte. A Fabrizio Monzali quegli attimi sono sembrati non passare mai. «La cosa che ripeteva continuamente domenica – conferma la sorella Daniela – è che non finiva più».

Incidente al rally, l'auto "vola" per cento metri e finisce nel burrone Un volo tremendo, per fortuna senza conseguenze gravissime per il pilota e il navigatore. Durante il "Rally della Valdinievole", un'auto ha sbandato finendo in un burrone sulla strada di Lanciole, nel comune di Piteglio (Pistoia). In questo video pubblicato da Rally Toscana ecco il punto esatto dove è finita la macchina (video concesso da Rally Toscana, che con passione segue le gare di rally anche su Instagram e Facebook) - L'ARTICOLO


Poi, invece, quel precipitare è cessato. «La Clio – racconta Monzali dal letto d’ospedale – si è girata un’ultima volta, e abbiamo sentito un botto fortissimo. Io un dolore lancinante alla schiena. Era finita di punta contro le rocce sul greto del torrente, dalla mia parte». Il pilota bolognese ha riportato le conseguenze più gravi dall’incidente. Il suo navigatore, il ventenne Matteo Cavicchi, è stato medicato per alcune contusioni e dimesso in serata dall’ospedale.

Monzali, 49 anni, dovrà restare al San Jacopo per una decina di giorni. È stato sottoposto a risonanza magnetica. Il primo riscontro medico parlava di quattro vertebre rotte. Non ci sono fratture al bacino, come inizialmente temuto, ma lo aspettano giorni di immobilità assoluta. I familiari riflettono ad alta voce che le conseguenze, con un volo del genere, potevano essere ben peggiori, e tirano un (mezzo) sospiro di sollievo. Il padre, Pietro, trattiene le lacrime. Ha saputo dell’incidente solo al mattino. Fabrizio, da tutti i familiari e amici chiamato “Biccio”, non gliel’aveva detto. Suo padre era uscito da poco dall’ospedale e non vede granché di buon occhio la sua passione per il rally.

«Per i motori, in generale, da quando avevo quindici anni», precisa Monzali girando di pochi centimetri lo sguardo. Il collare non gli consente grandi movimenti, e di alzarsi non se ne parla. Il Rally della Valdinievole era la prima gara dell’anno per lui. L’affrontava a bordo della Renault Clio numero 50 del Jolly Racing Team di Larciano. «Lo scorso anno avevo partecipato a due competizioni, sempre con Matteo come navigatore», aggiunge Monzali.

Auto nel burrone durante il rally: le immagini dei soccorsi Ecco i primi soccorsi al pilota e al navigatore che con la loro auto sono finiti in una scarpata: l'incidente è successo durante il "Rally della Valdinievole" - L'ARTICOLO


Era l’una di domenica quando i due, che stavano affrontando la sesta prova speciale del Rally, sulla montagna pesciatina, sono precipitati nella scarpata. Ad una curva, prima di entrare nell’abitato di Lanciole (frazione di Piteglio). «Siamo arrivati leggermente lunghi – ricorda Monzali – In quel punto il guard rail è in parte nuovo e in parte più vecchio, e basso. Ci siamo montati su uso ridere». E spiega: «È un tipico modo di dire bolognese. Abbiamo scavalcato il guard rail e siamo precipitati di sotto. Due, tre secondi in aria e poi «bum». Non finisce mai, mi dicevo... L’ultima botta l’abbiamo picchiata sul letto del torrente. Ho sentito un gran dolore alla schiena, la Clio aveva urtato “di punta” contro le rocce, dal mio lato».

La postazione dei commissari non era distante e i soccorsi sono stati tempestivi. Arrivati sul Lanciolano, i vigili del fuoco e i volontari del Soccorso alpino hanno ripulito la zona, tagliando i rami degli alberi per consentire l’avvicinamento dell’elisoccorso Pegaso, e hanno allestito una “life line”, che ha permesso ai sanitari e a Cavicchi di risalire in strada grazie all’uso di un verricello. Il navigatore aveva solo lievi ferite, è uscito dall’abitacolo e ha assistito alle operazioni di soccorso del suo amico. «Io – racconta Monzali – ero riuscito a spostarmi sul sedile di Matteo».

Doveva essere “verricellato”. «Ho detto ai soccorritori che forse ce la facevo ad alzarmi dal sedile, ma la dottoressa mi ha detto di restare immobile». Fondamentale, in questi casi. Il 49enne pilota di Castiglion dei Pepoli, che nella vita di tutti i giorni gestisce l’attività avviata dal padre, la Monzali Snc, che realizza cassoni fissi e ribaltabili, è stato sistemato su una barella a cucchiaio (che permette di  immobilizzare la colonna vertebrale, nella sua interezza) e issato sull’elicottero.«Voglio dire grazie a tutti i soccorritori, sono stati bravissimi. Tempestivi, professionali... Un commissario di gara si è anche ferito». Vero. Durante le operazioni di soccorso è stato colpito da un ramo che si era spezzato per il vorticare delle eliche del Pegaso. «Gli hanno suturato la ferita con tre punti», dice Monzali. Per lui gli accertamenti sanitari proseguono. Intanto si gode l’abbraccio della famiglia.

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