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Accoltellò il compagno: condannata per lesioni

La trentenne originaria di Empoli era stata rinviata a giudizio per tentato omicidio. L’uomo, un pistoiese di 48 anni, va a trovarla tutte le settimane a Sollicciano

PISTOIA. Il Tribunale collegiale di Pistoia, presieduto da Monica Jacqueline Magi con a latere i giudici Gianluca Mancuso e Vanessa Rocchi, ha condannato a 3 anni e 4 mesi di reclusione, più il pagamento delle spese processuali e di custodia cautelare (oltre all’interdizione dai pubblici uffici per cinque anni e alla libertà vigilata per un anno in una struttura che dovrà essere individuata dall’Asl) la trentenne Sara Pocci, originaria di Empoli e residente a Pistoia, ritenendola colpevole di lesioni colpose aggravate, così come chiesto in subordine dall’avvocato difensore, Duccio Martellini del foro di Firenze, derubricando quindi l’accusa che era di tentato omicidio nei confronti del compagno. Il pubblico ministero, Luigi Boccia, aveva chiesto una pena di cinque anni di reclusione.

Sara Pocci è stata giudicata per due distinte aggressioni (per le quali è stato riconosciuto il vincolo della continuazione), entrambe ai danni del suo compagno, un pistoiese di 48 anni. Il primo episodio, il più grave, avvenne il 5 maggio 2016, nella casa di Bonelle (Pistoia) dove i due si erano trasferiti in affitto da un anno per vivere insieme. Lui, pistoiese, infermiere all’ospedale; lei, empolese, si era spostata a Pistoia e lavorava come donna delle pulizie.

Un rapporto tormentato, quello tra i due: solo pochi mesi prima la Pocci era già stata denunciata dal compagno per le continue minacce che le rivolgeva, denuncia a cui seguì un processo per direttissima con relativa condanna. Ciò nonostante, i due continuarono a dividere l’alloggio, fino – come detto – al terribile litigio del 5 maggio. Al culmine del quale la donna afferrò un coltello e cominciò a menare fendenti, che raggiunsero l’uomo al torace, al fianco e alla gola. Ferita gravissima, soprattutto quest’ultima, perché la lama passò vicino all’arteria carotide: una ferita che avrebbe potuto rivelarsi mortale.

«Sara ha ecceduto nella legittima difesa ma non voleva uccidere – ha detto durante l’arringa, l’avvocato difensore – Purtroppo ha reagito, nel modo sbagliato, ad un’aggressione che le aveva fatto temere di essere a sua volta uccisa». Una reazione difensiva quindi, secondo l’avvocato Martellini, confortato anche dalla perizia psichiatrica del dottor Marchi fatta eseguire dallo stesso tribunale sull’imputata, che ha stabilito che quando avvenne la lite, Sara Pocci era parzialmente incapace di intendere e di volere.

Dopo l’accoltellamento la donna chiamò la madre ad Empoli e quest’ultima diede l’allarme richiamando sul posto i soccorritori. La vittima dell’aggressione fu operata all’ospedale San Jacopo, ed ebbe una prognosi di una sessantina di giorni, mentre la donna fu rinchiusa nel carcere di Sollicciano con l’accusa di tentato omicidio.

Tre mesi dopo, il nuovo episodio, simile al primo anche se meno violento. La Pocci, dopo un breve periodo di detenzione in carcere, aveva ottenuto un’attenuazione delle misure a suo carico, con l’obbligo di dimora e di presentazione alla polizia giudiziaria di Empoli. Misure che però ripetutamente violò per recarsi a Pistoia e rimanere con il compagno.

Ma durante uno di questi momenti, in una struttura ricettiva del centro storico, il 12 agosto, scattò la seconda aggressione,

a suon di percosse, morsi e ferite con un’arma da taglio.

«Sara non è una cattiva donna» ha detto ai giudici l’avvocato Martellini. I due continuano a stare insieme e, ieri, in aula c’era anche lui, che ogni settimana va a trovarla nel carcere di Sollicciano.



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