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Cercò di uccidere la ex: ridotta la pena

Sentenza d’appello per il tentato omicidio sulle colline di Momigno, Emanuele Nelli condannato a 13 anni e 6 mesi

PISTOIA. «Una riduzione di pena prevista. Ma non sufficiente di fronte a una condanna di primo grado ritenuta spropositata, esageratamente pesante. Ma riteniamo che ci siano tutti gli estremi per continuare in Cassazione la nostra battaglia per la giustizia».

Delusi ma motivati gli avvocati difensori di Emanuele Nelli, trentasettenne autista di Lamporecchio, accusato di tentato omicidio per aver cercato di uccidere l’ex compagna, la madre di suo figlio, colpendola con trenta coltellate la sera del 9 ottobre 2015, sulle colline di Marliana, nei pressi di Momigno. Dopo una camera di consiglio di oltre 4 ore, nel pomeriggio di ieri la Corte d’appello ha parzialmente riformato la sentenza con cui il gup del tribunale di Pistoia, lo scorso gennaio, lo aveva condannato a 16 anni di reclusione. I giudici fiorentini gli hanno ridotto la pena a 13 anni e 6 mesi, facendo loro uno dei tanti motivi elencati nell’appello dai legali dell’imputato, Fausto Malucchi ed Elena Baldi, quello del mancato riconoscimento da parte del giudice di primo grado della continuazione fra i vari reati contestati.

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La Corte d’appello ha ritenuto che i reati commessi la sera dell’aggressione (tentato omicidio, tentate lesioni aggravate – nei confronti del ragazzo intervenuto in difesa della donna – violenza privata e porto ingiustificato di arma da taglio) facciano parte del medesimo disegno criminoso nell’ambito del quale furono commessi quelli dei mesi precedenti (violazione degli obblighi di assistenza familiare, atti persecutori, appropriazione indebita e rapina del cellulare della ex). Riconoscendo quindi la continuazione, non hanno operato, nello stabilire l’entità della condanna, una somma tra le pene inflitte per i due separati gruppi di imputazioni, come fatto dal gup di Pistoia. Secondo il principio del cumulo giuridico, la pena inflitta ieri è quella relativa al solo reato più grave, il tentato omicidio, aggravata dalla continuazione.

La motivazione della sentenza non sarà depositata prima di novanta giorni, ma gli avvocati difensori ritengono che ci siano sicuramente gli estremi per ricorrere in Cassazione, per ottenere un’ulteriore riduzione della pena.

«Sarà sicuramente anche questa una sentenza molto debole, che si esporrà a dei vizi che ci permetteranno di ricorrere in Cassazione – spiegano – Il nostro appello era basato sulle risultanze del processo di primo grado e non su delle suggestioni. Non abbiamo perciò perso le speranze: credo che una riduzione di pena più sostanziosa ci sia dovuta. E ci crede anche il nostro assistito: mentre durante la nostra arringa era molto turbato (più volte si è messo a piangere), dopo la lettura della sentenza si è mostrato più grintoso, motivato a continuare la lotta per ottenere giustizia».

Massimo Donati
 

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