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Pistoia, cacciata di casa dal padre perché incinta

Lei italiana, lui albanese: giovane coppia accolta nella sua canonica da don Massimo Biancalani 

PISTOIA. È stato il padre a cacciarla di casa, nonostante fosse incinta, di sei mesi. Lo ha fatto quando ha saputo che il compagno della figlia è albanese: «O abortisci e lo lasci o te ne vai». E lei ha scelto l’amore. L’amore per il suo compagno e per il figlio che sta crescendo dentro di lei.

È una storia di tristezza e di futuro incerto, ma anche di speranza quella della giovane coppia che per ora ha trovato un rifugio e un aiuto nella parrocchia di don Massimo Biancalani, a Vicofaro. Lei ha 21 anni e arriva dalla Calabria, lui 25 anni, e, come detto, è albanese.

La ragazza, cacciata di casa, decide di venire con il compagno a Pistoia, dove abita un’amica. Da lei rimangono per un po’, mentre cercano un lavoro e una sistemazione migliore. Non arriva nessuna delle due cose, ma lì non possono più restare. I due giovani sentono parlare della parrocchia di Vicofaro, dove un prete, don Biancalani, apre le sue porte a chiunque abbia bisogno di un tetto e di un pasto caldo. E bussano alla sua porta.

A Vicofaro la giovane coppia è ospitata da 5 giorni. A prendersi cura di loro e del bambino che presto nascerà è Doriano Maranelli, volontario della parrocchia, che si sta dando un gran da fare per trovare una sistemazione migliore ai due ragazzi. Anche postando foto sul proprio profilo Facebook nella speranza che qualcuno possa dare loro una mano.

«Sono venuti in parrocchia, erano disperati, non sapevano dove andare – racconta – Lei si è innamorata di questo ragazzo albanese ed è incinta di lui. Non ha voluto lasciarlo, così come non ha voluto abortire. Ha scelto l’amore».

Nella parrocchia però, dove già trovano ospitalità una sessantina di profughi e una decina di italiani senza tetto, non c’era posto per la coppia. Nessun problema per Maranelli, che, in accordo con don Biancalani, ha trovato per loro una sistemazione in extremis: un paio di materassi nell’ufficio del Centro ascolto, unico spazio disponibile, qualche coperta e qualche lenzuolo per dormire.

«Il giorno vanno a mangiare alla mensa dei poveri e la sera tornano a dormire qui – continua il volontario – Il ragazzo si sta dando da fare per cercare lavoro: oggi (ieri per chi legge, ndr) aveva una prova in un ristorante come aiuto-cuoco, da domani anche io mi muoverò per cercargli qualche occupazione».

C’è ancora l’incognita dell’alloggio però: Maranelli dice che un amico volontario della parrocchia ha un paio di stanze

dove forse i due giovani potrebbero trovare ospitalità. «Ho messo anche le foto e la storia dei ragazzi su Facebook – conclude – Molti usano slogan del tipo “gli italiani vengono prima degli stranieri”: vediamo chi è disposto davvero ad aiutarli».

Alessandra Tuci

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