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Omicidio colposo, due medici a giudizio

Paziente morì all’ospedale San Jacopo a 54 anni per una broncopolmonite non diagnosticata

PISTOIA. Dimesso dal pronto soccorso dopo un paio d’ore con una diagnosi di disturbo intestinale, il giorno successivo era dovuto ritornare d’urgenza all’ospedale di Pistoia. Ed era stato ricoverato per una grave forma di broncopolmonite. Per la quale però non aveva ricevuto immediatamente le necessarie cure. Almeno secondo il gip del tribunale. Che ieri mattina, con l’accusa di omicidio colposo, per aver provocato la morte di quel paziente, ha rinviato a giudizio due medici del San Jacopo: Barbara Crovetti, la dottoressa che aveva visitato Michele D’Apice, 54 anni, in occasione del suo primo accesso al pronto soccorso, e la collega Federica Tesi, che lo aveva invece sottoposto ai primi trattamenti quando il pomeriggio seguente era stato ricoverato nel reparto di Medicina.

I fatti risalgono al marzo di 4 anni fa. Michele D’Apice, romano, era ospite di una comunità di recupero a Pistoia. Il giorno 6 si era presentato al pronto soccorso lamentando dolori addominali e difficoltà respiratorie. Secondo la procura, Barbara Crovetti, medico di turno, aveva omesso di eseguire gli accertamenti che avrebbero potuto diagnosticare la broncopolmonite, concentrandosi invece sul disturbo intestinale. E lo aveva dimesso.

Il giorno successivo, D’Apice era stato rimandato d’urgenza al San Jacopo dal suo medico curante. Ed era stato ricoverato. Tuttavia, il medico di turno quel pomeriggio nel reparto di Medicina, Federica Tesi, pur avendo a disposizione i risultati degli esami eseguiti al pronto soccorso e una descrizione dei suoi sintomi (da cui, secondo la procura, si capiva che il paziente ne era affetto), non aveva diagnosticato la polmonite. E perciò, non lo aveva sottoposto alla necessaria terapia antibiotica nè alla somministrazione di diuretici. Ma aveva adottato, spiega la

procura «una scorretta scelta terapeutica, disponendo la somministrazione di morfina, causando una bradipnea da oppiacei e pregiudicando la funzione neurologica e respiratoria del paziente».

Michele D’Apice era morto il giorno dopo nel reparto di rianimazione. (m.d.)

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