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Appello a città e istituzioni: «Migranti come fantasmi»

Don Massimo Biancalani: nessuno aiuta questi ragazzi quando escono dal programma di accoglienza. La legge Bossi Fini? «Produce scarti umani»

PISTOIA. Don Massimo sfoglia il taccuino e fa i conti. «Qui a Vicofaro – dice ai giornalisti – abbiamo 13 migranti inseriti nel progetto di accoglienza, d’intesa con la prefettura. E poi ci sono 55-60 richiedenti asilo che abbiamo preso dalla strada perché non sapevano dove andare, più una mezza dozzina di italiani. A Ramini ho 13 ragazzi come centro di accoglienza, più altri sei che abbiamo accolto noi, e un senza tetto italiano. Con questi numeri, guadagni non se ne fanno. Avremmo potuto riempire tutti i nostri spazi con ragazzi del programma di prima accoglienza, e riscuotere per ciascuno i 32 euro al giorno che ci danno. Allora sì che avremmo avuto soldi. Ma abbiamo fatto un’altra scelta e per la gran maggioranza di quelli che accogliamo, paga la parrocchia».

Don Biancalani ci tiene a mettere i puntini sulle i nella contabilità degli esseri umani che affollano le sue due parrocchie, per dimostrare che lo sforzo messo in atto a Ramini e Vicofaro ha ben poco a che fare con i soldi dello Stato. «Qui ci sforziamo soltanto – sottolinea – di essere una Chiesa ospedale da campo, come chiede papa Francesco. Per questo accogliamo tanti di questi ragazzi che rimangono senza casa quando le cooperative non li accolgono più».

Un fenomeno preoccupante, in crescita, che don Biancalani questa volta affronta con un’enfasi mai usata in passato. «Il problema – spiega – è questa legge Bossi Fini, che produce scarti umani. Se si arriva in Italia e si fa domanda di rifugiato, poi occorrono due anni, se va bene, per avere una risposta. E quando è negativa, questi ragazzi non possono più essere accolti, ma non è che spariscono: semplicemente, finiscono per strada. A Pistoia, come dappertutto, ce ne sono tanti, vagano tra la stazione e i capannoni e nessuno li aiuta. E si sa, ad esempio, che a Prato trovano lavoro in aziende cinesi, pagati poco più di un euro l’ora».

Succede anche altro, come al ventenne ivoriano che risponde in italiano stentato alle domande di don Massimo. «Lui – spiega il sacerdote – era stato accolto da una cooperativa a Firenze, poi si è trovato un lavoro di lavapiatti ed ha dovuto lasciare il centro di accoglienza. Quando poi gli è scaduto il permesso, ha perso anche il lavoro». Per tanta di questa umanità don Massimo è l’unica speranza di avere un posto dove stare e di ottenere, quindi, un nuovo permesso. «In realtà quello che fa don Massimo – sottolinea Mauro Matteucci, uno dei volontari di Vicofaro – è un vero servizio alla città».

«Ma ora – dice il sacerdote – non abbiamo più spazio, ci resta da aprire le chiese. Per questo lancio un nuovo appello alle istituzioni di questa città. Il fenomeno c’è e va governato. Non lo si fa con la polizia ma con la cultura, con la volontà di creare integrazione. Lo dico anche al sindaco, che non si dimentichi di questa situazione, che va affrontata con saggezza».

L’ultimo appello

è ai cittadini. «Venite da noi, i nostri centri sono aperti, potete conoscere questi ragazzi; i problemi e le intolleranze nascono sempre dalla non conoscenza. Noi abbiamo tante attività, il sabato facciamo la pizza. Chiunque può venirci a trovare».

Fabio Calamati

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