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tragedia sul lavoro

Morì nel compattatore della Dife: ci sono altri due indagati

Oltre al delegato per la sicurezza, sotto accusa per la morte di Vincenzo Scarlata  anche il presidente dell'azienda di Serravalle e il titolare della ditta produttrice del macchinario

SERRAVALLE. Non solo il delegato per la sicurezza. Per non aver adottato tutte le possibili misure per prevenire quella tragedia. Ma una responsabilità, secondo la procura, ce l’ha anche il titolare dell’azienda che ha prodotto quel container compattatore che, la mattina del 18 febbraio 2017, per Vincenzo Scarlata, 46 anni, si trasformò in una trappola mortale . Nonché il presidente del cda dell’azienda di cui l’operaio era dipendente, la “Dife spa” di Masotti, che si occupa del recupero e del trattamento di rifiuti speciali.

Saranno in tutto tre, perciò, gli imputati di omicidio colposo per il drammatico infortunio sul lavoro avvenuto poco più di un anno fa. Giovedì 8 marzo, in tribunale, si sarebbe dovuta celebrare l’udienza preliminare nei confronti del datore di lavoro delegato della “Dife spa”, Orazio Latina, 47 anni, nativo di Siracusa e residente a Pescia. Secondo l’accusa , la sua colpa sarebbe consistita nell’aver affidato a Vincenzo Scarlata un’attrezzatura di lavoro che, in base alla terribile dinamica dell’infortunio, si sarebbe dimostrata non conforme alle disposizioni legislative e regolamentari di recepimento delle direttive comunitarie: la vittima era rimasta infatti con la testa schiacciata dal portellone del container compattatore da cui aveva appena finito di scaricare i rifiuti da riciclare.

Ma nelle fasi iniziali dell’udienza (durante la quale si sono costituite parti civili la compagna della vittima, che viveva con lui a Quarrata, e l’Associazione nazionale lavoratori mutilati e invalidi sul lavoro) l’avvocato difensore dell’imputato, Fabio Celli, ha chiesto un rinvio perché venuto a conoscenza della richiesta di processo avanzata dalla procura nei confronti di altri due indagati. Così, per celebrare, nel caso, un unico processo, il gup Alessandro Buzzegoli ha aggiornato l’udienza al prossimo luglio.

Gli altri due imputati saranno, come detto, il presidente del cda della “Dife spa” Franco Romani, 59 anni, di Montecatini, e Arnaldo Bonaveno, 66 anni, di Motta di Livenza (Treviso), titolare della “CM snc”, la ditta costruttrice del container compattatore che aveva ucciso Vincenzo Scarlata. Macchinario che, secondo il pm Luigi Boccia, titolare dell’inchiesta, avrebbe un pericoloso difetto di progettazione: il comando per l’azionamento del portellone di scarico troppo vicino (50 centimetri) al bordo di battuta dello stesso; azionabile cioè

(come di fatto è avvenuto), semplicemente allungando un braccio, anche da un operatore che in quel momento abbia la testa all’interno per controllare se vi siano rimasti dei rifiuti e voglia mettere in movimento la pala meccanica che serve per spingerli fuori.


 

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