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Vigile del fuoco tatuato vince la battaglia legale: per il Tar è idoneo a quel lavoro

Il tribunale accoglie il ricorso: il ministero aveva detto no all’assunzione nei pompieri per via della sua pelle “deturpata”

PISTOIA. L’aspettava da 13 anni questa sentenza. Da quando, dopo aver vinto il concorso, il ministero dell’Interno gli aveva detto no. Che non avrebbe mai potuto fare il vigile del fuoco, a causa dei suoi tatuaggi, considerati “deturpanti e incompatibili con il decoro della divisa”.

Ora i giudici del Tar del Lazio gli hanno dato ragione. Togliendo di mezzo quella spada di Damocle che pendeva sulla sua testa. Perché dopo aver presentato ricorso, era, sì, stato assunto grazie a un’istanza cautelare del tribunale amministrativo, ma con riserva: il contratto di lavoro sarebbe stato stracciato nel caso i giudici gli avessero dato torto. Il che non è avvenuto. Così, grazie alla sentenza pubblicata a inizio febbraio, Claudio Artioli – vigile del fuoco in servizio al distaccamento di San Marcello – potrà continuare a vestire quella divisa per cui ha lottato tanto.

L’odissea. La vicenda ha inizio quando Claudio Artioli, vigile del fuoco volontario, partecipa al concorso bandito dal ministero nel dicembre 2001 per coronare il suo sogno: entrare nel corpo nazionale a tutti gli effetti. E lo supera. Il 7 dicembre 2004, però, arriva la doccia fredda da parte del Dipartimento, che lo dichiara inidoneo: per la “presenza di tatuaggi che, per la loro sede, estensione e visibilità, sono deturpanti ed incompatibili con il decoro della divisa”. Il tutto in base a quanto disposto dal decreto ministeriale 228 del 1993.

Artioli non si dà per vinto e il 22 gennaio presenta ricorso al Tar del Lazio contro la decisione. Il 23 febbraio, la prima udienza. I giudici amministrativi, esaminati i motivi dell’istanza, ordinano alla commissione sanitaria del ministero di produrre una relazione “da stilare anche ricorrendo, all’occorrenza, ad un rinnovato accertamento sanitario, in cui sia specificato se i tatuaggi presenti nelle varie regioni del corpo del ricorrente rimangano per la loro dimensione e sede celati o meno una volta indossata l’uniforme, invernale o estiva”.

Reiterata la visita medica, i 23 maggio 2005, la commissione conferma il suo precedente giudizio di inidoneità: quei tatuaggi, “per sede, estensione e visibilità, sono deturpanti”. Ma Artioli ricorre anche contro tale giudizio. E il Tar, valuta la relazione della commissione medica, contraddicendola: “Esaminata la natura, la collocazione e l’estensione dei tatuaggi del ricorrente, ritiene che gli stessi, in quanto non visibili alla collettività in ragione della tipologia di divisa estiva da utilizzare all’esterno della sede di servizio (risultando invece visibili solo con la divisa estiva utilizzabile all’interno della sede di servizio) non rivestono idoneità lesiva del decoro della divisa”.

E pertanto i giudici accolgono l’istanza cautelare avanzata dal difensore di Artioli, per via della quale il 17 ottobre 2005 il ministero lo assume nel Corpo dei vigili del fuoco, con la possibilità però di risolvere il contratto di lavoro nel momento in cui il ricorso al Tar fosse stato respinto.

Il tutto in attesa che l’amministrazione depositi una relazione su coloro che potrebbero intervenire nel procedimento per opporsi alla richiesta di Artioli: in pratica, i candidati finiti alle sue spalle nella graduatoria per le assunzioni. Integrazione che il ministero però non farà mai. E che alla fine diventa inutile in quanto, passati i tre anni previsti dalla legge, nessuno di quei candidati potrebbe essere assunto, in quanto passato quel lasso di tempo la graduatoria non è più valida.

La sentenza. Mentre Claudio Artioli continua a lavorare, seppure con l’incertezza per il suo futuro, si arriva all’udienza del 19 gennaio 2018. E alla sentenza del primo febbraio successivo. In cui il Tar contesta al ministero di aver peccato di eccesso di potere e travisamento dei fatti: quei tatuaggi non sono “deturpanti”, in quanto parzialmente visibili unicamente con la maglietta della divisa estiva, sulla quale un vigile del fuoco è obbligato ad indossare la giacca a maniche lunghe prima di uscire dalla caserma. Che, nel caso di Artioli lascia scoperto solo un tatuaggio presente sul polso. «Il

carattere deturpante dei tatuaggi è imprescindibilmente connesso alla loro visibilità, rispondendo alla ratio di tutela del decoro della divisa e dell’aspetto esteriore degli appartenenti al Corpo dei Vigili del fuoco di fronte alla collettività». Ricorso accolto. Dopo 13 anni.
 

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