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Tomasi: basta silenzio su foibe ed esodo

«Dopo 14 anni dalla legge, Pistoia dedica una cerimonia al Giorno del ricordo». Appello a «non usare la storia a fini politici»

PISTOIA. Anche Pistoia da sabato 10 febbraio ha una targa in memoria delle vittime delle foibe e dell’esodo giuliano-dalmata. «È la prima volta che festeggiamo con una cerimonia solenne il Giorno del ricordo e questa di apporre una targa è una decisione condivisa con il Cudir (Comitato unitario per la difesa delle istituzioni repubblicane, comprende svariati enti e associazioni ed è presieduto dal sindaco, ndr)», ha ricordato il sindaco Alessandro Tomasi  dopo aver scoperto l’iscrizione posta in piazza Garibaldi.

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Da un lato si sottolinea il valore unitario dell’iniziativa, citando il Cudir; dall’altra, il primo sindaco di centrodestra del dopoguerra non ha perso l’occasione di sottolineare il diverso atteggiamento rispetto alle amministrazioni di sinistra. «Ricorre il quattordicesimo anniversario da quando, nel 2004, il Parlamento tutto ha istituito questa giornata, permettendo che si conoscessero questi tragici fatti».

Tomasi ha sottolineato che le vicende storiche riguardanti le terre di confine tra Italia, Croazia e Slovenia «furono cancellate dai libri di storia per reticenza, per omissione, per opportunità politica. Tanti ragazzi, io stesso, non hanno avuto l’opportunità di studiare questa vicenda e di ricordarla».

Quelle vicende le ha poi sintetizzate così: «Furono gettati nelle foibe cittadini italiani, la cui colpa fu quella di non essere allineati al regime di Tito o di essere italiani. Dopo, circa 350mila furono costretti a lasciare le proprie case e le loro terre e quando arrivarono nelle stazioni italiane, anche in Toscana o a Bologna, furono presi a sputi e in alcuni giornali si scrisse che non c’era posto per loro. Per i nostri fratelli».

Tomasi, scusandosi per l’evidente emozione, ha terminato il suo discorso dicendo che sulla nuova targa «può venire chi vuol portare un fiore, chi vuol bene alla propria patria e crede che i propri fratelli italiani non debbano subire quello che i giuliano–dalmata hanno subito quando scappavano dalle loro terre. Spero sia un momento che unisce perché la storia non si può usare a fini politici ma per costruire il futuro».

Alla cerimonia c’erano il prefetto di Pistoia, Angelo Ciuni, e le autorità civili e militari cittadine. Presenti anche i rappresentanti dell’Istituto storico della Resistenza e dell’età contemporanea di Pistoia e dell’Anpi provinciale e l’onorevole ps Caterina Bini.

C’erano anche un’ottantina di studenti del Pacini, del Pacinotti e dei licei classico e scientifico. «Abbiamo approfondito la vicenda e invitato per una lezione lo storico Stefano Bartolini in modo che i ragazzi avessero una consapevolezza equilibrata, non partigiana» ha spiegato il professor Francesco Gaiffi che al Forteguerri è docende di storia e filosofia. La professoressa Maria Luisa Spadoni, docente di Lettere all’Amedeo di Savoia, ha accompagnato la classe 1° A: «È giusto ricordare tutti i martiri di questi crimini, molti studenti non conoscevano la vicenda delle foibe perché a scuola è ancora poco trattata e, a volte, presentata in maniera parziale».
 

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