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Caripil, fusione entro l’anno e pensione anticipata per 90

Pistoia, gli effetti del nuovo piano industriale del gruppo guidato da Intesa SanPaolo Esodi previsti da aprile 2018 a giugno 2019. Ma il nome non sarà modificato 

PISTOIA. La Cassa di risparmio di Pistoia e Lucchesia manda in pensione anticipata 90 dipendenti tra Pistoia, Lucca e Massa, mentre si avvicina a grandi passi la fusione con il Gruppo Intesa Sanpaolo. L'uscita equivale al 10-12 per cento di tutto il personale dell’istituto. Prevista tra aprile 2018 e giugno 2019 in due scaglioni, sarà volontaria e con il paracadute del Fondo di solidarietà. Ma l'abbinata Piano Industriale 2018-2021 e piano esuberi-chiusura filiali in corso da quasi un decennio nel Gruppo Intesa Sanpaolo porterà altre novità nell’istituto di credito pistoiese. Vediamole.

Tra la fine del 2018 e l'inizio del 2019 la Caripil sarà fusa per incorporazione in Intesa Sanpaolo. Stesso destino, nel territorio toscano, per Banca CR Firenze. È il Ceo del gruppo Intesa Sanpaolo, Carlo Messina, che durante la presentazione del Piano Industriale 2018-2021, lo scorso 6 febbraio, ha precisato: “Verranno fuse praticamente tutte entro fine 2018”. Dunque anche la Cassa di risparmio di Pistoia e Lucchesia. In termini pratici questo significa che spariscono il consiglio di amministrazione, con il suo presidente. Viene soppressa anche la figura del direttore generale di Caripil. Mentre le insegne di filiale saranno sempre targate Cassa di risparmio di Pistoia e Lucchesia per mantenere la riconoscibilità sul territorio.

Rientra in questo graduale “passaggio di consegne” l'assemblea straordinaria dei soci di ieri sera a Pistoia, incaricata di nominare il nuovo presidente dopo le dimissioni del pistoiese Alessio Colomeiciuc e di integrare il consiglio di amministrazione. Mentre a fine febbraio è prevista la presentazione del bilancio 2017. Ma si tratterà evidentemente di un cda e di un presidente di passaggio. Con l’incorporazione in Intesa Sanpaolo decadranno infatti gli organi societari della Cassa di risparmio e di conseguenza l’autonomia funzionale, che comunque nel tempo si è già fortemente ridimensionata, già dai tempi della fusione con Carifirenze.

Per il resto non ci sono notizie certe, anche se pare molto probabile che le filiali della Caripit rimangano tutte aperte. Motivo: il piano chiusure riguarda soprattutto le banche venete – Popolare Vicenza e Veneto Banca - acquisite da Intesa Sanpaolo. E nella Lucchesia ci sono quattro filiali degli istituti veneti. Ma da qui a dire che stanno per chiudere, ce ne corre. Un altro criterio di chiusura di una filiale, infatti, è la sua sovrapposizione con una della capogruppo. E comunque, prima di chiudere una filiale, che sia di recente acquisizione o no, il gruppo Intesa Sanpaolo ci pensa molto. Altra questione: esuberi e nuove assunzioni. Abbiamo già detto delle 90 uscite volontarie dei pensionandi entro aprile 2019. Se ne andranno col paracadute del Fondo di solidarietà pagato coi contributi dei dipendenti della banca e coi soldi che lo Stato ha elargito a Intesa Sanpaolo per l'operazione banche venete. Ci potrebbero essere altre uscite da Caripil nel prossimo futuro? E' ancora presto per dirlo. Sicuro è che a livello nazionale il piano industriale di Intesa Sanpaolo prevede quanto era già concordato a novembre coi sindacati: uscita volontaria dal gruppo di 9.000 persone compensata con 1.650

nuove assunzioni. Anche se «per quello che riguarda le assunzioni – dice Cristina Polverosi di Fisac Cgil - il dato non è ancora disponibile, come sindacato chiederemo che il ricambio generazionale interessi ovviamente anche il nostro territorio».

Samuele Bartolini

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