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Publiacqua presenta il conto per le bollette autoridotte

In arrivo solleciti di pagamento agli utenti che nel 2015-2016 scelsero di non pagare la depurazione dell’acqua, non essendo allacciati

PISTOIA. A casa della signora Paola Vanni le brutte notizie sono arrivate il 18 gennaio 2018. Con una raccomandata, Publiacqua l’ ha sollecitata a pagare 151 euro circa di bollette arretate relative agli anni 2015 e 2016.

Ma non si tratta di un caso isolato. Raccomandate simili sono giunte, nei giorni scorsi, a decine di pistoiesi (solo a Le Querci, dove abita la signora Vanni, dovrebbero essere una ventina le famiglie interessate). L’idea, però, non è affatto quella di recarsi allo sportello delle Poste, ma di bussare ad uno studio legale per impugnare la richiesta di pagamento. «Io sono intenzionata a farlo – spiega Paola Vanni – e molti si stanno organizzando».

Ma perché arrivano queste richieste da Publiacqua? E perché c’è chi vuole contestarle? Gli utenti interessati sono quelli che nel 2015 scelsero di autoridursi la bolletta, defalcando dall’importo complessivo la voce relativa alla depurazione, in quanto non allacciati a nessun impianto. Molti cittadini delle Querci erano in queste condizioni, ma anche a Bonelle, Ramini e in altre frazioni. «Non è giusto pagare un servizio che non si riceve» dissero in tanti ad una infuocata assemblea allo Sperone, nel gennaio 2016, di fronte ai tecnici di Publiacqua.

Questi ultimi, viceversa, sostenevano che la richiesta era legittima, perché la tariffa in questione (conosciuta con la sigla “D2”) doveva servire a finanziarie anche gli impianti in corso di progetto o realizzazione. Il problema – per i cittadini – era verificare l’effettiva esistenza di questi progetti. E, soprattutto, negli anni precedenti erano saltate fuori 5.600 famiglie alle quali tra il 2009 e il 2014 erano stati addebitati servizi dei quali non usufruivano: totale, 2 milioni restituiti e un sostanziale contributo al peggioramento dei rapporti tra la società dell’acqua e i suoi utenti.

Figlia anche di questa diffidenza, nel 2015 si diffuse quindi la scelta di autoridursi la bolletta a fronte della nuova richiesta, ritenuta illegittima. Paola Vanni ha applicato la procedura per 7 bollette, tagliando ogni volta 20 euro o anche meno. Sono proprio quelli i soldi che ora Publiacqua richiede indietro.

«Ma perché li chiedono se adesso in bolletta non c’è più nessun riferimento al servizio di depurazione?» si chiede la donna. In effetti dal 2017, grazie anche all’impegno del Comune di Pistoia nelle assemblee dell’Autorità idrica toscana, la tarfiffa D2 non viene più applicata come prima. Ma questo vale dal 2017 in poi: le somme richieste prima – ragionano a Publiacqua – erano state richieste legittimamente e quindi sono dovute.

La stessa linea è stata tenuta quando Federconsumatori, nel maggio 2016, cercò di portare la spa pubblica al tavolo di conciliazione per 60 casi di addebiti contestati, sempre

in relazione all’applicazione della tariffa D2: Publiacqua non mostrò alcuna disponibilità alle richieste degli utenti, ai quali erimase la scelta di proseguire la guerra legale o, più semplicemente, adattarsi a pagare quanto richiesto.

Fabio Calamati
 

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