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Folla a Pistoia per la lezione di Philippe Daverio sui pulpiti duecenteschi - VIDEO
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Folla a Pistoia per la lezione di Philippe Daverio sui pulpiti duecenteschi - VIDEO

Il critico d’arte ha presentato l’ultimo libro di Giorgio Tesi Group.  «Opere del genere devono farvi sentir fieri di appartenere a questa comunità»

PISTOIA. Tutto esaurito per Philippe Daverio. Il critico d’arte di origini francesi ma italiano di adozione fa il soldout alla chiesa di San Bartolomeo dove sabato 2 dicembre ha presentato il libro “La città dei Pulpiti” edito da Giorgio Tesi Editrice e dove è stato accolto come una vera super star. E come succede nei concerti più sentiti, il pubblico ha atteso trepidante il suo idolo, esplodendo in un caldo applauso quando il professore, con l’immancabile mantellina verde stile Sherlock Holmes e il papillon giallo è entrato da una porta laterale. E rumoreggiando bonariamente prima del suo intervento, tanto da costringere al taglio dei tanti saluti istituzionali previsti.

È solo qui, quando Daverio ha iniziato la sua ora di lectio magistralis sui pulpiti simbolo di un Medio Evo lontano dalla cupa trasposizione che ne vuole un periodo buio, in verità culla dei comuni liberi e della nascita della lingua italiana, che il popolo della capitale della cultura si è quietato.

«Davanti al pulpito torniamo indietro in un film di cui non conosciamo i connotati- ha iniziato Daverio - perché non sappiamo più parlare, né ascoltare, né riunirci come si faceva intorno al pulpito». Pulpito che nasce dalle prediche religiose dei francescani e dominicani in primis, «i protagonisti di una delle rivoluzioni del periodo che consideriamo erroneamente una scatola chiusa ma in cui succedono molte cose», dice a proposito del tredicesimo secolo in cui si raggruppa tutta la produzione dei grandi pulpiti delle chiese pistoiesi.

«L’italiano si forma sulla moneta, e nel tredicesimo secolo qui già si commerciava- continua Daverio - e sulla predicazione di quei frati che capiscono che bisogna uscire dai conventi e andare tra la gente. Quello (dice indicando il pulpito di Guido da Como, ndr) è il loro amplificatore. Sono gli ordini mendicanti a formare la lingua italiana che Dante furbamente riassume, due secoli dopo, facendola diventare un fenomeno intellettuale». L'italiano che, punge Daverio, «è la prima lingua parlata d’Europa e parlata fino a ieri, prima che la televisione producesse un linguaggio orrendo».

I pulpiti come simboli del proprio tempo: su questo il professore punta. Sia quando rivendicano il ruolo della borghesia ricca che a Pistoia richiama grandi artisti probabilmente anche per rivendicare l’indipendenza da Firenze. O nel loro essere “la Bibbia dei poveri” grazie alle immagini scolpite. «I pulpiti dovrebbero farvi sentire fieri dell’appartenenza a questa comunità - chiude - perché se Luca Della Robbia riesce a mandar qui il suo capolavoro, quella Visitazione che fa tremare le gambe a chi la vede per la prima volta, vuol dire che qui nel Trecento c’era terreno fertile».

Pistoia città dei pulpiti con Daverio Il critico d'arte e personaggio televisivo Philippe Daverio a Pistoia, nella chiesa di San Bartolomeo, per presentare il volume Pistoia città dei pulpiti nell'ambito della kermesse Avvicinatevi alla bellezza della Giorgio Tesi Editore. (video Gori)


A fargli da guida in giro per la città sono stati i giovani del Fai che hanno curato i testi a cornice delle foto di Nicolò Begliomini, nel terzo libro della collana “Avvicinatevi alla Bellezza” con cui la Giorgio Tesi Editrice vuol far riscoprire i tesori artistici della città. Ancor più giovani sono stati gli “artisti” che hanno chiuso l’intenso incontro: i piccoli della scuola materna Regina Margherita accompagnati dalle maestre e dal nuovo project manager della Tesi Group, Gek Galanda, hanno consegnato al professor Daverio i disegni sul pulpito della chiesa “vicina di casa” della loro scuola. Lasciando a bocca aperta il professor Daverio, dopo che lui l’aveva fatto con il suo pubblico.


 

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