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È lunga la strada per diventare una “città smart”

Pistoia 59ª su 106 Comuni italiani Ultimi in regione come livello d’istruzione

PISTOIA. È ancora molto lungo il cammino che Pistoia dovrà percorrere per diventare una città “smart”, cioè intelligente, vivibile, accogliente, vicina ai bisogni dei cittadini. La Capitale italiana 2017 della Cultura si piazza infatti al 59º posto (su 106) nella classifica nazionale stilata come ogni anno dalla società specializzata Fpa Digital 360. Anche a livello regionale Pistoia è sempre una Cenerentola: altre sette città fanno meglio di lei (il podio regionale è guidato da Firenze, seguono Pisa e Siena), solo Massa Carrara e Grosseto le rimangono alle spalle. Parziale consolazione, lo scorso anno la situazione era ancora peggiore: Pistoia si era piazzata al 63º posto, quindi un piccolo miglioramento c’è stato.

La ricerca di Fpa Digital 360 si è basata su quindici categorie di indicatori, 113 in tutto, che cercano di inquadrare quantitativamente le caratteristiche dei capoluoghi di provincia italiani. Di ogni città si è cercato di misurare il grado di povertà, quello di istruzione, la qualità di acqua e aria, il tipo di consumo di energia, il livello di crescita economica, l’occupazione, il livello di cultura e turismo, di ricerca e innovazione, il bilancio della trasformazione digitale, della mobilità sostenibile, della gestione dei rifiuti, del verde urbano, il consumo di suolo e territorio, il livello di legalità e sicurezza, la qualità complessiva della governance. Da questo complesso ventaglio di indicatori è uscita prima Milano, seguita da Bologna e quindi da Firenze.

Pistoia ha raccolto in tutte le categorie prestazioni più che mediocri, oscillando tra l’ottavo e il decimo posto complessivo regionale e il 60-70° nazionale. Come dire, mai malissimo ma neppure mai benissimo o anche soltanto bene.



Solo in due casi Pistoia è riuscita ad arrampicarsi più in alto del quarantesimo posto complessivo: nella categoria “occupazione”, dove è piazzata 39ª (e quinta in Toscana) e in quella concernente “legalità e sicurezza” (28° posto nazionale e addirittura primo in Toscana). Nel primo caso la ricerca ha messo in fila i dati sulle forze di lavoro tra 15 e 64 anni di età, il tasso di occupazione, quello di disoccupazione, il numero di infortuni sul lavoro. Probabile qui che la proverbiale laboriosità dei pistoiesi abbia sostenuto la prestazione.

Nel secondo caso la ricerca misurava i tassi di criminalità dando molto peso alle attività più gravi, come omicidi e riciclaggio, e relativamente meno alla microcriminalità.

Le prestazioni peggiori Pistoia invece le ha regalate in settori come l’istruzione (75ª a livello nazionale, ultima in Toscana), appesantita probabilmente dal basso numero relativo di laureati e dall’alta percentuale di giovani che si fermano al diploma.

Una particolare attenzione per la categoria “Turismo sostenibile e cultura”, particolarmente importante per una città che si è vista assegnare per tutto l’anno il titolo di Capitale della cultura. Ebbene, qui la ricerca Fpa è implacabile e piazza Pistoia penultima in Toscana e al 69° posto assoluto in Italia. Ad appesantire la prestazione di Pistoia in questo caso non è tanto la valutazione del patrimonio culturale (comunque presente) quanto gli indicatori sul turismo: se si chiamano in causa la spesa turistica e le giornate di presenza negli esercizi, è chiaro che una città sottodotata da sempre di alberghi e residence finirà nelle parti basse della classifica.

Complessivamente, comunque, emerge ovviamente un ritratto poco lusinghiero per Pistoia, con gravi carenze in settori chiave come l’innovazione, la trasformazione digitale, il verde urbano. Tutte indicazioni che la giunta guidata da Alessandro Tomasi farà bene a segnarsi, per i prossimi quattro anni. D’altronde lo scopo dichiarato della ricerca di Fpa Digital 360 è proprio quello di “promuovere l’incontro e la collaborazione tra pubblica amministrazione e imprese”.


 

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