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Tarlo asiatico in un vivaio, colpite un centinaio di piante

Il Servizio fitosanitario regionale: «Un Piano per eliminare le specie infestate entro fine anno». Monitoraggi nell’arco di un chilometro

PISTOIA. Le indagini hanno portato alla luce che il focolaio è “ristretto e localizzato”, l’infestazione è relativamente recente (massimo tre anni), la sottospecie di tarlo presente nel focolaio non è la stessa del precedente caso di Galciana, nel 2014. Infine, l’attacco è limitato ad alcune delle piante sensibili presenti in una porzione del vivaio. La conferma che si trattava di tarlo asiatico è stata comunicata dal Servizio fitosanitario provinciale in Regione il 2 ottobre, e il 9 ottobre la giunta regionale – su proposta dell’assessore all’Agricoltura Marco Remaschi – ha approvato il piano di intervento per l’eradicazione di un nuovo focolaio di tarlo asiatico in un vivaio della Piana vicino a Pistoia.

Il tarlo asiatico ha infestato un...
Il tarlo asiatico ha infestato un centinaio di piante in un vivaio pistoiese

«Ci siamo mossi celermente», afferma Lorenzo Drosera, dirigente del Servizio fitosanitario regionale. Vista l’importanza del settore vivaistico per l’economia pistoiese (e non solo) la celerità era d’obbligo. C’è un aspetto che parzialmente rasserena, in questa tegola che ha colpito il settore: il numero limitato di esemplari di aceri e carpini in cui è stata rinvenuta la presenza della larva di Anoplophora Chinensis ha permesso di ridurre il raggio dell’area cuscinetto a una distanza massima di un chilometro dai confini dell’area infestata. Una volta che i risultati dell’ispezione (eseguita il 19 settembre) hanno confermato la presenza del tarlo asiatico, il Servizio fitosanitario ha infatti istituito – come previsto dall’articolo 7 del Decreto ministeriale del 12/10/2012 – una zona delimitata, composta da una zona infestata e una zona cuscinetto. Il fatto che il tarlo non sia presente da un periodo superiore ai 4 anni ha consentito di revocare la delimitazione, ed è stato ridotto il raggio dell’area cuscinetto. Tutto questo, in termini pratici, che significa? Che le aziende nelle immediate vicinanze (fino a un chilometro) di quella in cui è stata trovata la larva infestante non possono, sino alla fine dei controlli, vendere la tipologia di piante in questione, mentre per gli altri vivai non ci sono prescrizioni da seguire. Le piante infestate non sono ancora state eliminate (nel caso specifico, saranno triturate).

«Stiamo eseguendo controlli in tutto il territorio circoscritto - spiega Drosera - La fase di pericolosità dell’Anoplophora inizia a maggio, quando si trasforma in farfalla. Adesso è una larva che sta nella nocchia (nocciolo, ndr). E mangia, si vede dalla segatura prodotta». Il Servizio fitosanitario conta di abbattere le specie infestate entro fine anno. Dal 2012 la Regione ha condotto ogni anno monitoraggi sulla presenza del tarlo asiatico. L’esito è stato negativo sia nel 2012 che nel 2013. Nel 2014 sono stati scoperti due focalai in un vivaio di Galciana (Prato), che si ritengono completamente eliminati. Il focolaio scoperto nel corso dell’ispezione di fine settembre ha messo in subbuglio il comparto. La Regione ha approvato immediatamente un Piano operativo, individuando interlocutori e competenze (dal sindaco del Comune interessato, ai rappresentanti delle associazioni vivaistiche e di categoria). «A breve – conferma Drosera – sarà organizzato un incontro pubblico. Intanto abbiamo avvisato tutti i tecnici del settore, che hanno a loro volta informato i produttori».

Il Piano regionale ricorda i dati del florovivaismo: la Toscana, con il 15% della produzione lorda vendibile nazionale, è la prima regione d’Italia per piante e fiori ornamentali. L’attività vivaistica ornamentale è concentrata nella Valle dell’Ombrone pistoiese e interessa oltre 5.200 ettari, 1.500 aziende e oltre 5.500 addetti. La Toscana, in forza di questa grande tradizione nel settore ornamentale, riveste una posizione di rilievo anche a livello europeo, contribuendo per il 6% alla formazione della produzione florovivaistica dell’Unione. Ecco perché, una volta accertato che l’ispezione aveva effettivamente portato alla luce la presenza di tarlo asiatico in un centinaio di aceri e carpini, il Servizio fitosanitario ha immediatamente avvertito quello Centrale, presso il Mipaaf, e si è messa in moto la giunta regionale. Il pericolo è circoscritto, e agire velocemente è d’obbligo. «La dimensione limitata e il periodo recente di infestazione – spiega Lorenzo Drosera – ci fanno ritenere che il focolaio possa essere completamente estinto». Una volta appurato che (si auspica) la presenza del tarlo asiatico è limitata a un solo vivaio, il Servizio fitosanitario affiderà l’incarico della distruzione delle piante danneggiate a una ditta specializzata. Nella zona infestata e in quella cuscinetto dovrà essere pianificato un monitoraggio intensivo di quelle che la normativa fitosanitaria chiama “piante specificate”: tra le altre, ippocastani, carpini, faggi, lagerstroemie, platani, aceri. Piante ornamentali di grande prestigio, già in precedenza attaccate dal tarlo asiatico.

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