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«Da domani il tuo sorriso sarà il nostro»

Alla Ferruccia lacrime e applausi in una chiesa gremita per l’addio a Jhonny Cicco, stroncato a 26 anni da un malore

QUARRATA. Il silenzio assordante rotto dal pianto e dagli applausi, una chiesa gremita, gli amici di una vita, la mamma, la fidanzata... C’era tutto il paese mercoledì 13 settembre nella piccola chiesa della Ferruccia di Quarrata, troppo piccola per ospitare tutti quelli che hanno dato l’ultimo saluto a Jhonny Cicco, il giovane pizzaiolo stroncato da un malore sabato scorso.

Il silenzio è impressionante, i volti sono tristi, bagnati di lacrime. No, non c’è una ragione, una spiegazione logica a tutto quello strazio. La vita di Jhonny, strappata in un attimo un sabato mattina come tanti, è tutta dentro quella chiesa. “E per tutti il dolore degli altri è dolore a metà” cantava un malinconico Fabrizio De André. No, ieri quel dolore straziante era lo stesso per tutti, senza distinzione. È il dolore della madre, della famiglia, della fidanzata Ramona, è il dolore viscerale di un intero paese che si è riversato dentro quelle quattro mura.

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«l fiato è corto e il cuore è peso. Tutti avranno desiderio di tacere, di piangere e ricordare – ha esordito don Marius Vorga, parroco di Ferruccia e Barba – Sono poche le parole che possiamo sillabare in questi momenti perché le poche che abbiamo ci muoiono in gola prima di arrivare sulle labbra. Jhonny era una giovane vita nel tripudio dei suoi 26 anni. Ora c’è solo un corpo freddo, oltraggiato dalla morte. Cerchiamo di dare un senso all’assurdità di questa tragedia e un conforto alla famiglia, che è stata colpita da un dolore così grande».

Non si leva un sussurro, anche i soli respiri sembrano far rumore, mentre la gente continua ad entrare come un fiume in piena. Alcuni non ce la fanno a rimanere, ad ascoltare quelle parole, in molti escono dalla chiesa: “Non ce la faccio” si sente dire ripetutamente.

«Tutti ci sentiamo frastornati oggi, sbigottiti, vuoti – continua don Marius – ci sarà un vuoto incolmabile nella famiglia che, tra le mura di casa, cercherà una presenza che non c’è più. Un vuoto grande sarà quello degli amici che si incontreranno intorno a un tavolo del bar a parlare di sport e di vita e che vedranno solo un volto che non c’è più. Un vuoto enorme anche per il paese che oggi è tutto qui, non manca nessuno. Ciascuno si sente più solo, più deluso, più arrabbiato al pensiero di Jhonny che aveva in tasca solo gli spiccioli della giovinezza. Ci brucia dentro la stessa domanda: perché? ».



«Per rispondere possiamo solo farci prendere per mano da te, Jhonny. Perché per nessuno ci sono risposte trionfanti, oggi. Solo la domanda che cerchiamo di allontanare da noi e che cerchiamo di rimandare il più possibile: che cos’è la vita? Che cos’è la morte? Ed è proprio in questo momento che dobbiamo abbandonarci alla fede. La vita non è tutta qui, noi non siamo naufraghi del nulla. E tu Jhonny non appartieni alla sconfitta della morte, ma al trionfo della vita. E in faccia alla morte noi cantiamo».

A fianco dell’altare, anche una ragazza, un’amica di Jhonny, per leggere una lettera: «Non è stato facile ritrovarsi tutti insieme, ridere e scherzare come se nulla fosse. Ti vogliamo ricordare così, come quando per il tuo diciottesimo infilasti la testa nel dolce, come quando storpiavi le parole e ci contagiavi con la tua risata. Da domani seguiremo il tuo modo di essere, tu che ci aiutavi a sorridere in ogni circostanza. Sarai sempre con noi, ti ameremo per sempre».

Un applauso incessante ha fatto da sfondo alle sue parole. Così come un applauso senza fine ha accompagnato la bara all’uscita della chiesa, mentre risuonava la canzone “Siamo solo noi” di Vasco Rossi. Poi un rombo forte delle moto, la passione di Jhonny, che gli amici hanno acceso per lui. Con mamma Giusy che ha indossato il casco del figlio, mentre una miriade di palloncini bianchi veniva liberata verso il cielo.
 

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