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Cartiera San Felice, addio con incentivi

Via libera dei 42 dipendenti al licenziamento senza opposizione. Nessun impegno per possibili riassunzioni

PESCIA. La cartiera chiuderà domani. Definitivamente. Dal primo settembre 42 lavoratori – in gran parte operai tra i 40 e i 50 anni, con molti anni trascorsi nella fabbrica di San Felice – saranno senza occupazione.
La quasi totalità di loro, ieri mattina, in assemblea, ha dato mandato ai sindacati di firmare l’accordo con la San Felice Spa. Ipotesi di accordo illustrata dalla rappresentante dell’azienda, la dottoressa Anna Tacchini, nel pomeriggio nella sede provinciale di Confindustria Toscana Nord, in piazza Garibaldi.

La cartiera chiuderà. Su questo Alessandro Carrara, presidente del consiglio di amministrazione, era stato chiaro sin dall’avvio della procedura di mobilità, due mesi e mezzo fa. La non opposizione al licenziamento garantita dalla quasi totalità dei lavoratori (una quarantina su 42) consentirà loro di ricevere, oltre alle spettanze di legge, l’incentivo all’esodo pattuito coi sindacati. Si tratta di una cifra che la San Felice Spa ha chiesto di non divulgare, stimabile in alcune migliaia di euro per ogni lavoratore. Una volta sottoscritta la non opposizione al licenziamento ne riceveranno una prima tranche.

Ci sarà, forse, una possibilità per alcuni di loro: quella di essere reimpiegati in una delle aziende del Gruppo Carrara, che ha cartiere in altre province toscane. Era una delle richieste imprenscindibili di Cgil, Cisl e Uil, ma non sono arrivate garanzie dai Carrara (del cda, oltre ad Alessandro, fanno parte i cugini Paolo e Maurizio). La San Felice garantisce “l’impegno” a una possibile ricollocazione.

Ma vediamo i punti salienti dell’accordo, firmato ieri dalla dottoressa Tacchini in rappresentanza della San Felice Spa, con Giuseppe Gentile (Slc Cgil), Fabio Guerri (Fistel Cisl) e Alberto Morosi (Uilcom Uil). Presente anche Alessandro Vaiani, responsabile delle Relazioni industriali per Confindustria Toscana Nord di Pistoia.
A tutti i dipendenti a tempo indeterminato licenziati nell’ambito della procedura che firmeranno la dichiarazione di non opposizione al licenziamento l’azienda corrisponderà un incentivo all’esodo.

In seguito alla richiesta avanzata dalle Rsu e dalle organizzazioni sindacali la proprietà s’impegna “a far pervenire ai lavoratori – qualora se ne verifichino le condizioni – offerte scritte di nuove opportunità presso altre società pervenute loro per il tramite della cartiera San Felice Spa in liquidazione”. Come si legge quindi (questo passaggio è proprio estratto dall’accordo) nessuna certezza per alcun lavoratore. Come sempre, puntualizzano i sindacati, gli accordi sono valutabili nel tempo. In particolare questo, che dispiega i suoi effetti sino al 30 giugno 2018. «L’azienda chiude, ed era chiara la volontà sin dall’inizio di chiudere. Sia in liquidazione che in regime di fallimento – spiegano i sindacati – Nel caso in cui un lavoratore, individualmente, decida di rivolgersi al tribunale, viene licenziato.

Il primo ottobre, a termini di legge invece che il primo settembre, e riceve le spettanze maturate (ferie, Tfr etc). La non

opposizione al licenziamento gli consente di ricevere l’incentivo all’esodo». Alcune migliaia di euro, un aiuto per alcuni mesi, con la consapevolezza di dover “rincorrere” di nuovo il mercato del lavoro, avendo maturato per anni una professionalità specifica.


 

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