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La cartiera chiude, in 42 senza lavoro

Alessandro Carrara, proprietario della San Felice Spa  di Piteccio, ha annunciato ai sindacati l’apertura della procedura di mobilità

PISTOIA.  All’incontro in Confindustria era presente, per la prima volta, il presidente del consiglio di amministrazione della San Felice Spa, Alessandro Carrara. E in quel momento i sindacati e la Rsu della cartiera hanno capito che la situazione era grave. I peggiori timori sono stati presto confermati: ieri pomeriggio la San Felice Spa ha inviato ai 42 dipendenti rimasti la lettera che annuncia l’attivazione della procedura di mobilità per cessazione dell’attività.

Dopo quasi dieci anni di crisi, tagli drastici del personale poi ridimensionati grazie a soffertissime trattative con i sindacati, investimenti che non hanno sortito gli effetti sperati e – per finire – il ricorso al contratto di solidarietà per tutti i lavoratori, Alessandro Carrara ha dichiarato che il cda (di cui fanno parte anche Paolo e Maurizio Carrara) ritiene non ci siano più margini per proseguire l’attività. All’incontro erano presenti Giuseppe Gentile (Cgil), Fabio Guerri (Fistel Cisl), e Alberto Morosi (Uil).

«Gli investimenti promessi nel 2015, quando fu trovato un accordo sulla mobilità volontaria di una ventina di dipendenti, sono arrivati, ma – spiega Gentile – non sono stati sufficienti ad arginare il calo di commesse. Carrara ha dichiarato che, dopo aver visto la situazione societaria al 30 giugno, il cda si è trovato concorde nell’attivare la mobilità».

Tra l’altro, evidenzia Gentile, il contratto di solidarietà non era ancora giunto alla scadenza naturale, prevista per ottobre. Giovedì mattina, 20 luglio, i sindacati incontreranno i lavoratori in assemblea, e insieme ad essi decideranno come muoversi. Dei 75 dipendenti del 2014 ora ne sono rimasti 42, in larga parte uomini tra i 40 e i 50 anni. «Un’età in cui è difficile ritrovare una collocazione sul mercato del lavoro».

La San Felice è una delle aziende del Gruppo Carrara, cartai tra i più noti a livello italiano, che hanno avviato la produzione nel 1873 e hanno attività sia in alcune province toscane (oltre al comune di Pescia, anche a Lucca e Arezzo) che nel resto d’Italia. La produzione di carta tissue, usata per i fazzolettini, tovaglioli, rotoli asciugatutto e carta igienica di altre aziende del Gruppo, risente molto meno della crisi rispetto al cartone multistrato in fogli e in bobine per scatole da scarpe e vassoi per pasticceria prodotto nella fabbrica di Piteccio. L’azienda è stata aperta nel 1960, e nei periodi di massima produzione ha avuto oltre cento dipendenti. Nel 2009 i primi periodi di cassa integrazione. Da fine 2010 le difficoltà si sono acuite, sia per la crisi del settore che per la contrazione dei consumi. Senza dimenticare la concorrenza a basso costo dei Paesi orientali, Cina e Indonesia in testa.

Dopo il ricorso alla cassa integrazione guadagni ordinaria e alla cig straordinaria, il 5 marzo 2014 la San Felice ha aperto la procedura di mobilità per 34 dei 74 dipendenti, trasformata dopo trattativa sindacale in un anno di solidarietà per 46 dipendenti

e la mobilità volontaria una ventina di essi. Nel frattempo la società ha effettuato investimenti in macchinari, ma gli ordinativi sono rimasti troppo blandi per far risalire il fatturato. Una situazione in bilico di cui ieri potrebbe essere stato sancito il punto di non ritorno.

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