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Ex cassiera sparò cinque colpi di pistola al suo ex: in carcere

Pistoia: la Cassazione dice no al ricorso, definitiva per l’ex cassiera della Coop Serena Checchi la condanna a 8 anni di reclusione

PISTOIA. Un ricorso inammissibile secondo i giudici della Cassazione. Un verdetto, quello di venerdì 17 marzo, che ha automaticamente reso definitiva la condanna a 8 anni di reclusione per tentato omicidio e porto abusivo di arma da fuoco. Poche ore dopo si sono così spalancate le porte del carcere femminile di Sollicciano per Serena Checchi, la quarantenne ex cassiera di Ponte Buggianese che, il 14 maggio 2014, ferì con quattro colpi di pistola, davanti ai loro figli terrorizzati, Vasco Guidi, 45 anni, di Pieve a Nievole, dipendente della Coop di Pistoia.

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Difesa dall’avvocato Vito di Berardino, la donna, che si trovava agli arresti domiciliari, nell’ottobre 2015 aveva ottenuto in appello uno sconto di quasi 2 anni sulla condanna a 9 anni e 8 mesi che il gup del tribunale di Pistoia Alessandro Buzzegoli le aveva inflitto nel dicembre precedente al termine del processo per rito abbreviato. Per i giudici di secondo grado non si trattò di un agguato premeditato e avevano perciò escluso la premeditazione: quella pistola la donna l'aveva infilata nella borsetta al mattino, come sempre faceva da un anno a quella parte, per timore di essere aggredita, quando doveva entrare al lavoro alle sei; e solo nell'impeto del momento l'aveva tirata fuori, per scaricarla, assieme alla sua rabbia, addosso all'ex compagno.

Valutate le motivazioni della sentenza d’appello, il legale della donna aveva subito presentato ricorso in Cassazione. Che venerdì mattina lo ha respinto. Serena Checchi, nel corso dello stesso pomeriggio è stata perciò accompagnata in carcere.

Come detto, il tentato omicidio risale al 14 maggio di tre anni fa. La relazione tra la Checchi e il Guidi era finita nel 2011, con una coda avvelenata di reciproche accuse. Solo due settimane prima sembrava che i due avessero trovato un delicato equilibrio, con l'accordo sull'affidamento dei figli.

Erano circa le 18. I due bambini erano con il padre, caporeparto alla Coop di Pistoia, nel podere di proprietà dell'uomo a Ponte di Serravalle. La donna aveva lasciato la propria auto nel parcheggio di un ristorante sulla Provinciale Lucchese, ed era salita lungo una stretta stradina collinare che porta al podere. Secondo l’accusa, con l'intento di uccidere, secondo la donna (e anche secondo la Corte d’appello), solo per parlare dei figli: il raptus omicida sarebbe scaturito dalla discussione che era sorta in seguito. Fatto sta che ad un certo punto Serena Checchi aveva estratto la sua pistola, carica, e aveva fatto fuoco cinque volte, ferendo gravemente l'ex compagno con quattro proiettili.

Quindi aveva preso i due bambini, sconvolti da quanto era accaduto sotto i loro occhi, ed era fuggita sull'auto del marito, mentre quest'ultimo riusciva a scappare e a rifugiarsi nel podere di un vicino.

La donna si era diretta a Firenze, dove viveva il padre (il nonno dei piccoli) per affidarglieli. Poi, seguendo il consiglio del genitore, aveva telefonato all'avvocato e si era recata dai carabinieri di Pescia per costituirsi, ammettendo di aver sparato lei all'ex convivente. Ma non per ucciderlo, aveva detto loro, confermandolo poi, in lacrime, anche durante l'interrogatorio di garanzia.

Massimo Donati

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