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Pistoia, vivai ed edilizia bersagli dei fallimenti

Nel 2016 hanno dovuto alzare bandiera bianca 48 imprese e 405 lavoratori. E crescono i licenziamenti “disciplinari”

PISTOIA. Quarantotto i fallimenti d'impresa e una ventina i concordati preventivi registrati nel 2016 sull'intero territorio provinciale. I dati sono quelli del Tribunale di Pistoia. Ad accusare maggiormente la crisi, il settore delle piccole imprese vivaistiche e quello dell'edilizia. Settore, quest'ultimo, che ormai da anni versa in una situazione di profondo rosso.

Le crisi di azienda, complessivamente, hanno coinvolto 405 lavoratori dipendenti. A questi dati vanno poi aggiunte le procedure per la cosiddetta "composizione della crisi da sovra indebitamento", il nuovo strumento legislativo che permette al debitore oberato di proporre ai creditori un accordo di "ristrutturazione" del debito, attraverso un piano di soddisfazione dei crediti, anche mediante cessione dei crediti futuri. Nel 2016 vi hanno fatto ricorso tre piccole aziende vivaistiche.

I dati 2016 risultano leggermente in calo rispetto a quelli del 2015, quando i fallimenti furono 59 e 23 i concordati preventivi (con 473 lavoratori coinvolti). I numeri del 2016 sono comunque in linea con quelli del 2014, quando i lavoratori coinvolti nelle crisi aziendali furono 412. Numeri che, seppur negativi, alimentano comunque qualche speranza, visto che l'anno davvero nero in provincia è stato il 2013, quando si arrivò a 87 fallimenti e 922 lavoratori coinvolti. Il picco peggiore dall'inizio della crisi.

A disegnare il quadro della situazione a livello provinciale è Fabio Allegri, responsabile dell'ufficio vertenze di Cgil Pistoia, che snocciola i numeri del 2016, comparandoli con quelli dei tre anni precedenti. «Non si può certo parlare di una fine della crisi - spiega Allegri -, ma certamente, rispetto al 2013, la situazione è in migliormento. Lo scorso anno, il colpo più duro è arrivato per le piccole aziende vivaistiche, che avevano retto bene fino al biennio 2014-2015. L'edilizia, invece, conferma il suo stato di crisi, che perdura da anni».

A reggere bene è invece il settore metalmeccanico «probabilmente grazie alla presenza di Hitachi, che garantisce al suo indotto una certa sicurezza. Bene anche le piccole imprese metalmeccaniche che lavorano per settori di nicchia».

C'è però un dato allarmante in crescita, quello del numero dei lavoratori licenziati per motivi disciplinari. «Nel 2016

- spiega Allegri - abbiamo registrato il 20% in più, rispetto al 2015. Pensiamo che sempre più spesso le aziende in crisi ricorrano al licenziamento disciplinare, anche quando motivi disciplinari non ce ne sono, proprio per alleggerirsi dai dipendenti e tentare di parare il colpo della crisi».

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