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il caso

La moglie si difende: «Antonio è spirato fra le mie braccia»

Pistoia: sotto accusa per la morte del marito, è stata interrogata per due ore e mezzo dal pm

PISTOIA. Entrata nella cameretta, si è chinata su di lui per capire come stava. E quando, non riuscendo a svegliarlo, si è inginocchiata e gli ha sollevato la testa appoggiandosela in grembo, il marito gli è spirato tra le braccia. In preda al dolore, si è stesa perciò accanto a lui, e lì, sul pavimento, lo ha vegliato per quasi tutta la notte. Fino a quando, poco prima dell’alba, ha chiamato il 118.

Ha risposto per quasi due ore e mezzo alle domande del pm Marinova Bogdana Vesselinova, moglie del 55enne ex vigile del fuoco Antonio De Witt, morto nella sua abitazione di via Ferrucci, a Pistoia, il 5 febbraio scorso. Per la morte del marito la donna è indagata per omicidio preterintenzionale, maltrattamenti e omissione di soccorso. E giovedì 16 marzo, assistita dal suo avvocato di fiducia Benedetta Berardinelli, si è presentata in procura per essere interrogata dal magistrato titolare dell’inchiesta, il sostituto procuratore Giuseppe Grieco. Al quale ha ribadito quanto aveva già dichiarato in questura quella stessa domenica pomeriggio: lei, suo marito, non lo aveva mai picchiato né maltrattato, né lo aveva abbandonato da solo in casa la sera in cui era morto dopo essere caduto sul pavimento di camera in preda a uno dei suoi attacchi di epilessia.

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Anche alla luce degli accertamenti nel frattempo eseguiti dagli investigatori, le domande del pm hanno scavato più a fondo nella vita della coppia. Affrontando il tema cruciale delle abituali percosse di cui l’ex vigile del fuoco sarebbe stato vittima. Seguendo il filo logico di una tesi accusatoria che vedrebbe quella morte legata a ciò che la donna avrebbe potuto fare quella sera ma che non ha fatto o, comunque, a maltrattamenti capaci di minare la sua salute.

Marinova Bogdana Vesselinova ha raccontato di essere rincasa verso le 19,30 di quel sabato. Il marito era già a letto. Dormiva. Poco dopo un rumore l’aveva fatta accorrere nella cameretta. L’ex pompiere si era sentito male, era steso sul pavimento, non riusciva ad alzarsi (aveva preso le sue medicine contro l’epilessia) e le aveva chiesto di lasciarlo dormire lì, a terra. Un asciugamano sotto la testa, un lenzuolo per coprirlo, e la donna era tornata di là. Attorno alle 23,30, si era affacciata per vedere come stava. Non dava segni di vita. Si era inginocchiata, l’aveva preso fra le braccia e in quel momento il marito era spirato.

E lei si era stesa al suo fianco, per vegliarlo, come, ha detto, è nella cultura del suo paese. Alle 4 aveva telefonato al proprio figlio, per dirgli quello che era successo, per capire cosa doveva fare. Il consiglio era stato di chiamare il 118. E lei, attorno alle cinque e mezzo, lo aveva fatto.

Al pm la donna ha poi raccontato delle volte che lei stessa aveva dovuto chiamare il 113, impaurita per il comportamento aggressivo del marito in preda alle sue crisi. E di quando, in una di queste circostanze, aveva dovuto farsi medicare al pronto soccorso. Ma anche delle ristrettezze economiche in cui vivevano, a volte causa di litigi: avevano riarredato casa e la pensione dell’uomo serviva in gran parte a pagare le rate del mobilio.

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