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Ex vigile del fuoco muore in casa, la moglie indagata per omissione di soccorso e maltrattamenti

Pistoia: l'uomo aveva 55 anni, disposta l’autopsia. La moglie interrogata per ore in questura

PISTOIA. Si è sentito male, e si è accasciato sul pavimento. In preda probabilmente a uno dei suoi attacchi di epilessia. E lì in terra, visto che non riusciva a sollevarlo, per metterlo sul letto, la moglie ha deciso di lasciarlo. Per tutta la notte. Gli ha buttato addosso un lenzuolo, gli ha messo un asciugamano sotto la testa a mo’ di cuscino, e se n’è andata. Per poi trovarlo morto al suo ritorno, poco prima dell’alba di domenica 5 febbraio.

Teatro della tragedia, un appartamento al numero 8 di via Ferrucci, a due passi da piazza della Resistenza. È lì, al terzo piano, che viveva Antonio De Witt Molendi, 55 anni, vigile del fuoco in pensione. Da cinque anni ci abitava insieme alla moglie di origini bulgare, Marinova Bogdani Vesselinova, 50 anni, che è stata portata quasi subito in questura, per essere interrogata dagli investigatori della Squadra mobile. Dapprima come persona informata sui fatti, poi, assistita da un avvocato, come indagata per i reati di omissione di soccorso e maltrattamenti. Sarà il medico legale a dover stabilire l’esatta causa della morte. E dal suo responso dipenderanno i passi successivi degli inquirenti, che potrebbero andare oltre la denuncia a piede libero. Inquirenti che stanno indagando anche sul fronte di un possibile reato di maltrattamenti. Spinti in tal senso dalle testimonianze dei vicini di casa e di tutti coloro che nel quartiere conoscevano Antonio De Witt, che spesso portava sul volto le conseguenze dei frequenti scatti d’ira della donna.

Fatto sta che domenica mattina attorno alle sei è stata lei a chiedere aiuto al 118, quando si è accorta che il compagno che aveva abbandonato sul pavimento della camera da letto non si muoveva più. Sul posto sono accorsi ambulanza e automedica, inultilmente. L’uomo era morto probabilmente già da qualche ora. Ma una piccola ferita sanguinante al cuoio capelluto e i lividi sul suo volto – forse vecchi di qualche giorno oppure provocati dal malore fatale – hanno subito fatto scattare un campanello di allarme nei soccorritori, e il medico del 118 ha chiesto l’intervento della polizia. Prima sono arrivate le Volanti, poi la Squadra mobile e la Scientifica: fino alle due del pomeriggio i poliziotti – coordinati dal vicequestore Antonio Fusco – sono rimasti nell’appartamento raccogliendo indizi e cercando di ricostruire ciò che era accaduto. Mentre, come detto, la donna è stata accompagnata in questura per essere interrogata.

A parte la piccola ferita, probabilmente causata dalla caduta dovuta all’attacco epilettico, il primo esame condotto dal medico legale sul posto, non ha rilevato sulla salma segni di violenza tali da far ipotizzare cause di morte diverse da quelle del malore. Gli accurati rilievi condotti dai tecnici della Polizia scientifica all’interno dell’appartamento erano volti anche ad escludere tale eventualità.

Resta da accertare se quel malore sarebbe stato ugualmente fatale se la donna, invece di andarsene a dormire nell’altra camera, avesse chiamato subito i soccorsi. Ipotesi in base la quale la donna è indagata per il reato di omissione di soccorso.

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Figlio di un vigile del fuoco, vigile del fuoco egli stesso, a Pistoia, fino a una decina di anni fa (prima in una squadra operativa e poi in ufficio) Antonio De Witt Molendi era conosciuto da tutti nel quartiere. Sia perché vi aveva sempre abitato, sia perché negli ultimi anni, con il peggiorare delle sue condizioni di salute (soprattutto dopo la morte del padre Fernando De Witt, con cui viveva in quello stesso appartamento), non passava giorno che non lo si incontrasse per strada, mentre, con la sua consueta gentilezza, magari chiedeva un aiuto a qualche conoscente. E poi c’erano le urla che, a volte, anche in piena notte, arrivavano dal terzo piano del palazzo di via Ferrucci. Le liti nel corso delle quali l’ex vigile del fuoco prendeva anche le botte i cui segni la mattina dopo potevano essere visti da tutti. Anche al bar di corso Fedi in cui era solito andare a fare colazione: cappuccino e bombolone.

I vicini di casa parlano anche di comportamenti non proprio ortodossi da parte della sua compagna: lui che invano suonava al campanello del portone per entrare e lei che, dalla finestra, gli urlava di andare a elemosinare per strada qualche soldo. Racconti, questi, raccolti ieri – convocati alcuni vicini di casa in questura – anche dagli investigatori della Squadra mobile, impegnati ad indagare, come detto, anche sul fronte di un possibile reato di maltrattamenti. Oltre che, naturalmente, su quello dell’omissione di soccorso.

L'avvocato Benedetta Berardinelli in...
L'avvocato Benedetta Berardinelli in questura

In questura, l’interrogatorio della donna è proseguito fino alle 20, le ultime tre ore con l’assistenza dell’avvocato d’ufficio Benedetta Berardinelli. La moglie – ha spiegato il legale – ha risposto a tutte le domande e a suo carico non esistono provvedimento. Ha spiegato tra l’altro di aver lasciato il marito sdraiato sul pavimento dietro sua richiesta. Ha anche mostrato le numerose chiamate fatte con il cellulare, tra cui quelle al figlio (avuto da una precedente relazione), per chiedere a lui indicazioni su come comportarsi, quando si è resa conto che l’uomo non dava segni di riprendersi.

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