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Il giallo di Londra: gioco erotico fatale o delitto “satanico”

Il pistoiese alla sbarra parla di sesso sadomaso finito male. La sua difesa: "L’ho fatto a pezzi quando era già morto". Lui e l'agente ucciso si erano appena conosciuti. Un piede trovato nel Tamigi, altri resti sciolti e bolliti sui fornelli

PISTOIA. Ha aperto la porta ai poliziotti di Scotland Yard in pantaloncini e occhiali da sole. Lo sguardo compassato, la calma nella voce che aveva avuto poco prima col vicino, Martin Harris. «Chiamo la polizia», gli aveva urlato Harris. «Fai pure», aveva risposto Stefano Brizzi, chiudendo la porta dell’appartamento in Peabody Estate, nel quartiere di Soutwark. Da alcuni giorni i vicini sentivano «un odore nauseabondo» provenire dalla casa di Brizzi, 49enne quarratino da 5 anni trasferitosi a Londra.

Era il 7 aprile, sei giorni prima l’agente della Metropolitan police di Londra Gordon Semple, 59 anni, originario di Inverness, in Scozia, era scomparso nel nulla. Doveva andare al lavoro ma non vi era mai arrivato. A sera il compagno, Gary Meeks, aveva sporto denuncia di scomparsa, e nei giorni successivi i familiari avevano aperto un profilo Facebook nella speranza che si rivelasse utile per rintracciarlo.È stato trovato nell’appartamento di Brizzi, il corpo parzialmente disciolto nell’acido. Alcune parti, bollite, dentro dei pentolini in cucina. Un piede è stato recuperato in un sacchetto nelle acque del Tamigi. Apparteneva a Semple.

Il processo che vede imputato Stefano Brizzi è iniziato il 18 ottobre e si concluderà a fine mese. È rapida, la giustizia inglese, e praticamente scontato il verdetto di condanna. Resta solo da capire per quali reati e con quale sentenza. Ai poliziotti, nel suo appartamento, Brizzi aveva detto, mantenendo un’apparente calma, di aver ucciso Semple sotto l’effetto di droghe (è un consumatore di “crystal meth”, metanfetamine che lui chiamava Nutella su Facebook) e perché Satana gliel’aveva ordinato: «Kill, kill, kill, ho sentito nella testa».

Sotto interrogatorio, scoppiando a piangere, ha cambiato versione: Semple sarebbe morto durante «un gioco erotico finito male». Non c’era, da parte sua, intenzione di ucciderlo. Nella Old Bailey (il tribunale penale di Londra) il pubblico ministero Crispin Aylett ha avvertito i 12 giurati che questo è un processo per «stomaci forti».
Mostra un video di due minuti e mezzo scaricato da una telecamera interna in un market vicino a Southwark: Brizzi è alla cassa, prende tra le mani una grossa bacinella di plastica rosa, l’annusa, ci mette la testa dentro. Ha lo sguardo stanco, il viso tirato, uno zaino sulle spalle. Era il 5 aprile, quattro giorni dopo la scomparsa di Semple.

Gordon Semple, poliziotto di 59 anni:...
Gordon Semple, poliziotto di 59 anni: la vittima

Altre immagini, catturate da una telecamera a circuito chiuso all’interno dello Shard, uno dei nuovi grattacieli di Londra, mostrano Gordon Semple il 1° aprile: cammina e osserva il cellulare. È attraverso una app molto conosciuta nella comunità gay, Grindr, che poco prima Brizzi ha mandato dei messaggi per una festa a base di sesso estremo. Il primo a presentarsi è Semple, e ai poliziotti Brizzi confiderà di essere rimasto deluso alla vista dell’uomo, «grasso e brutto». Cosa sia successo nell’appartamento di Peabody Estate non è ancora certo. Sembra sicuro, invece, che quando ha citofonato un altro uomo interessato a partecipare al festino Brizzi aveva appena ucciso, strangolandolo, Semple, e gli ha detto che «il party era cancellato».

Gli amici che hanno conosciuto Brizzi a Pistoia e Firenze, dove ha vissuto per alcuni anni a Borgo San Lorenzo prima di trasferirsi a Londra, stentano a riconoscere nel killer di Peabody Estate lo Stefano dell’adolescenza e il brillante programmatore informatico. Lui, che aveva studiato Lettere, era molto abile in informatica, e anche a Londra si era inserito nel settore, prima di un prestigioso incarico dal gigante finanziario Morgan Stanley. «Trent’anni fa – dice un amico del Liceo – non era facile vivere liberamente senza essere giudicati l’omosessualità. Ricordo Stefano come un ragazzo di grande sensibilità, che non sapeva trovare pace in se stesso. Ma dall’essere tormentato a fare quello che ha fatto ce ne passa. Puo capitare il raptus? Sì, ma quello che è successo dopo mi ha sconvolto».

Stefano Brizzi alla cassa di un...
Stefano Brizzi alla cassa di un market acquista la grande bacinella rosa (video Daily Mail su Youtube)

«Come tutti gli omosessuali della mia generazione – afferma Mauro Vaiani, un altro amico – ha dovuto affrontare un percorso accidentato per farsi accettare. Non avevamo davanti a noi folle plaudenti. Forse Pistoia gli stava troppo stretta, e ha scelto sin da giovane Firenze». Nelle letture degli articoli inglesi emerge un uomo che non conoscono: «Mi chiamò un amico da Londra – ricorda Vaiani – dicendomi che era successo qualcosa di brutto. Ho pensato che fosse Stefano la vittima». Brizzi era «socievole e sessualmente libero, appassionato di temi mistici. Un tardo hippy che amava l’India, un non violento».

Fino al delirio del 1° aprile. Ma qualcosa in lui era cambiato da tempo. L’abuso di metanfetamine gli era costato il lavoro alla Morgan Stanley, e si era “riciclato” come assistente sociale. I suoi eccessi raccontati durante le serate ai “narcotics anonymous” avevano colpito i componenti del gruppo: diceva di amare i riti satanici e fare sesso coi segni del pentacolo. Quando aveva scoperto di essere gay – lui proveniente da una famiglia molto cattolica – aveva pensato di essere «un agente di Satana».

Il pubblico ministero Aylett ha ipotizzato durante la requisitoria che abbia compiuto atti di cannibalismo sui poveri resti di Semple. L’uomo che siede nell’aula della Old Bailey ha gli occhiali scuri e un’aria mite. È rimasto solo. Pensano a lui con un senso di rabbia e impotenza gli amici dell’adolescenza e quelli di Firenze. È un’ombra che agita i sogni e invade le giornate della famiglia, che tramite un legale ha chiesto di non essere contattata. La sentenza è attesa entro una settimana, dieci giorni al massimo. Brizzi ha rigettato la linea difensiva basata sull’infermità mentale, dichiarandosi responsabile non di omicidio ma di profanazione di cadavere e intralcio al lavoro del medico legale.

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