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Pannella testimonia nel processo, Angioli viene assolto

Il pistoiese era stato querelato nel settembre del 2010 per violazione di domicilio nella piscina comunale Fedi

PISTOIA. «Non gli hanno dato nemmeno l'ergastolo. E' proprio un pistoiesaccio». Marco Pannella scherza all'uscita dal Tribunale di San Mercuriale prendendo sottobraccio Matteo Angioli che è stato appena assolto dalla giudice Emanuela Maria Francini «perché il fatto non costituisce reato». E, tirando ampie boccate dal suo sigaro che lo costringe spesso a profondi colpi di tosse, il leader dei Radicali si avvia verso il centro di Pistoia ricordando quella mattina di cinque anni fa quando Matteo Angioli gli telefonò, preoccupato per quello che stava accadendo in quella piscina di cui da anni si stava interessando. «Il degrado aumentava di pari passo alle tariffe che ci facevano pagare» ricorda un sollevato Angioli. Ma quel giorno di settembre del 2010 quella sua voglia di testimoniare il degrado della struttura pubblica gli costò una querela per violazione di domicilio da parte di Doriana Degli Innocenti, presidente della società Cogis che gestiva la piscina Fedi.

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«Una battaglia di denuncia contro il degrado, e non solo, che è costato un processo a Matteo - dice Pannella - Sono venuto a Pistoia per testimoniare e dargli una mano»

E andiamo ai fatti. Matteo Angioli è un pistoiese che fin da quando aveva 13 anni (oggi ne ha 36) frequenta la piscina Fedi. Nel 2009 organizza una petizione per denunciare lo stato di degrado in cui si trova la piscina che, a suo dire, va sempre peggio. Qualche tempo dopo abbraccia la causa dei Radicali e si trasferisce a Roma. Nel settembre del 2010 torna a Pistoia e mentre passeggia nei pressi della piscina Fedi con la compagna e la madre, si accorge che sul muretto ci sono delle siringhe sporche di sangue. Non solo, la porta della piscina è aperta senza che all'interno ci sia assolutamente nessuno. «Per denunciare la situazione e far recuperare le siringhe - dice in aula l'avvocato Giuseppe Rossodivita, che lo difende - Matteo Angioli telefona al numero delle guardie giurate che è affisso sul cancello, ma non gli risponde nessuno. Telefona alla polizia municipale da dove dicono che non è di loro competenza, chiama l'Asl, ma gli rispondono che è sabato e non possono occuparsene e lo stesso fa Publiambiente. Dopodichè decide di entrare nella piscina per far scattare l'allarme. E quando arriva il vigilantes fa un sopralluogo nella piscina e scatta delle foto per testimoniare lo stato di degrado». Matteo Angioli decide di pubblicare le foto e di raccontare l'episodio su un suo blog. E' a quel punto, un paio di giorni dopo, che la presidente della Cogis che gestisce la piscina decide di sporgere querela per violazione di domicilio. «Mi dovete dire se si può finire sotto processo per una vicenda simile», dice Marco Pannella scuotendo la testa, ma senza dimostrarsi sorpreso più di tanto visto che di battaglie nella sua lunga carriera politica ne ha fatte tante e ne approfitta per ricordare quella che in questo momento sta portando avanti proprio Matteo Angioli che «all'Onu si sta battendo perché venga riconosciuto il Diritto alla conoscenza. Un diritto per il quale tutti dovrebbero lottare».

Intanto Matteo Angioli se ne va assolto, nonostante pubblico ministero e parte civile avessero chiesto quattro mesi di reclusione. Una sua prima battaglia, l'ha già vinta.

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