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Phone & Go chiede il concordato preventivo

Pistoia, dopo la riduzione di personale a fine 2014, il tour operator si rivolge al tribunale per evitare il fallimento

PISTOIA. Dopo i venti esodi incentivati di fine 2014 , che hanno portato il numero di dipendenti da 50 a 30, la Phone & Go ha presentato richiesta di concordato preventivo. Un modo per non fallire, con l’azienda che deve ora presentare il suo piano di ristrutturazione al commissario giudiziale nominato dal Tribunale di Pistoia .

Sono note da alcune mesi le difficoltà dell’unico tour operator charterista rimasto in Toscana (sono otto in tutta Italia), anche se il titolare della Phone & Go, l’egiziano Fouad Hassoun, ha ribadito più volte la volontà di non lasciare l’Italia, il che nello specifico significa Pistoia. Dai 100 dipendenti del 2005 ai 50 del 2014, ai 30 attuali. Comunque un alto numero di lavoratori, e un’azienda con un fatturato tra i più importanti della provincia.

«Facciamo salti mortali per continuare nel nostro business - diceva Hassoun a febbraio al Tirreno - Soprattutto in questi anni di crisi ci troviamo aggrediti dal fisco, le banche non danno più credito, le istituzioni non hanno soldi. Siamo tra le prime dieci aziende pistoiesi per fatturato, ma... il nostro futuro? Non so, spero in una ripresa per il 2017-18. I miei soci in Egitto mi dicono di tornare là, non capiscono perché io non abbia ancora lasciato Pistoia». Hassoun, 53 anni, laureato in Economia e commercio, ha iniziato la sua carriera professionale come accompagnatore turistico ed è diventato, nell’arco di 25 anni, uno dei più importanti imprenditori mediorientali di turismo. Sposato con una pistoiese, nel 2003 ha scelto Pistoia come sede principale della Phone & Go. Sembrava l’uovo di Colombo, la possibilità di prenotare le vacanze attraverso il telefono, ma la crisi economica, la particolare tipologia di lavoro del tour operator charterista e il sempre più comune “fai da te” dei vacanzieri hanno portato a un forte calo del fatturato lo scorso anno. «Il 2014 è stato chiuso con un buon bilancio - spiegava Hassoun - Settantadue milioni di euro in attivo, ma da settembre il lavoro è calato del 50%».

Il call center, per anni attivo nella sede di via Galvani, a Sant’Agostino, è stato portato in outsourcing a Sharm el Sheikh, e a fine anno sono stati trattati esodi incentivati con venti lavoratori.

La Phone & Go ha avvertito i sindacati dell’intenzione di cambiare forma societaria, da Spa a Srl. «Abbiamo deciso di non firmare l’accordo - spiega Luisella Brotini, segretaria provinciale della Filcams Cgil - I trenta lavoratori rimasti passano in blocco alla Srl, per loro non cambia nulla. Ma non ci sentivamo sicuri per la riscossione di quanto dovuto ai dipendenti fuoriusciti dall’azienda».

In seguito alla richiesta di concordato presentata il 29 giugno, la sezione fallimentare del Tribunale ordinario di Pistoia (presidente Raffaele D’Amora, giudici Daniela Garufi e Sergio Garofalo) ha emesso un decreto in cui dispone che, considerato come risulti “complessa l’ipotesi di ristrutturazione prospettata, è opportuna la nomina, anche nella presente fase, del commissario giudiziale” (individuato nella figura di Giorgio Federighi). L’azienda ha tempo 60 giorni dalla data di pubblicazione del ricorso

nel registro delle imprese ex art. 161, per presentare la proposta, il piano e la documentazione necessarie, che saranno vagliate dal commissario giudiziale.

Nel frattempo, rassicurano dalla Phone & Go, l’attività prosegue, e i dipendenti sono tutti regolarmente al lavoro.

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