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Atto, il Vescovo che portò le reliquie di Jacopo

Il monaco vallombrosano riuscì a far arrivare a Pistoia un frammento del collo del santo

PISTOIA. Il 21 giugno la Chiesa pistoiese ha festeggiato S. Atto, il santo vescovo che, nel 1145, fece arrivare nella nostra città la reliquia dell'apostolo martire Giacomo.

Di tutti festeggiamenti del Luglio pistoiese, non ce ne sarebbe uno, se il buon prelato Attone (questo in realtà era il suo vero nome) non avesse avuto l'idea di far venire da Santiago di Compostella i santissimi resti jacopei. La Chiesa pistoiese lo ricorda semplicemente con una messa alle ore 16 in cattedrale, dove Atto riposa in un'urna, e con l'esposizione di una sua reliquia in Sant'Ignazio.

L'umile Attone non avrebbe chiesto di più che una semplice esobria cerimonia in suo onore. Atto, infatti, era un monaco vallombrosano, «persona di molta grazia - sta scritto nei documenti conservati nell'archivio capitolare del Duomo di Pistoia - ottavo Generale Presidente di quei frati, scelto, nel 1133, da "li pistolesi tutti con grand'unione et amore per il XXVIIII vescovo, e lor pastore, domandandolo a papa Innocenzio II, il quale a' preghi loro glielo concesse; fu huomo di singolare mansuetudine, religione, honestà, chiaro per dottrina e molti miracoli».

Narra la storia (sempre tratta dalle carte del medesimo archivio della cattedrale pistoiese) che nel 1145, proprio un pistoiese, messer Renieri, già studente a Parigi, raggiunse come pellegrino il santuario di Santiago nella Galizai, dove era l'arcivescovo Didaco. I due divennero amici e Ranieri divenne "maestro delli studenti, e poi cardinale della chiesa di S. Jacopo". Ed ecco che Attone non si lascia sfuggire l'occasione di un pistoiese in quel famosissimo santuario, meta prescelta, Con Gerusalemme, da tutto il popolo cristiano di allora. Attone vi mandò due "principali" cittadini, tale Tebaldo e suo nipote Mezzovillano "con una lettera a detto messer Ranieri" per avere suo tramite da monsignor Didaco "qualche reliquia del corpo di S. Jacopo".

La missione ebbe successo tornando i due a Pistoia con "una parte del collo, cioè l'osso della nuca, con pro missione di tenerla con reverentia nell'altare di San Iacopo, dove di continuo ardesseno 24 lampade" "Fu per mare - continua la storia - portata da detti a Pistoia, in una cassetta, et incontrata processionalmente da monsignor Attone con tutto il clero, i magistrati della città, et infinito popolo devotamente, e condotta nella chiesa principale", Il nostro vescovo Attone, inoltre, fu "amicissimo" di Bernardo abate di Chiaravalle, benefattore verso l'ospedale in Borgo di Porta Gaialdatica "per sovvenimento de' poveri", da tutti amato e già venerato in vita. "Hebbe questo santo religioso dal Signore

Dio molto spirito e grazia nel procedere confutando l'eresia de' simoniaci, contro i quali fu severo persecutore,

Il vescovo Atto morì il 22 maggio 1153, otto anni dopo aver riportato a Pitsoia le reliquie di San Jacopo e fu sepolto in Santa Maria in corte, dirimpetto al Duomo.

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