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Dalla Puglia all’Appennino in fuga d’amore

Dopo giorni di mobilitazione il cane Arturo è stato ritrovato e riconsegnato a 2 volontarie di Taranto

PISTOIA. Dai lidi ionici ai boschi dell’Appennino. Sempre a caccia di libertà, disposto a fermarsi solo davanti al profumo di una «maestosa canina». Per quasi una settimana un mare di pistoiesi hanno seguito le tracce di Arturo, prima in città poi sui colli, rispondendo agli appelli con cui la “mamma” adottiva, l’avvocato Consuelo Cecconi - già compagna umana del gatto “libraio” di Pistoia, Pippo, scomparso poche settimane fa - aveva tappezzato le vie e riempito le pagine di facebook.

Per lui però, un cane pastore di poco più di un anno, arrivato da Taranto a Pistoia il 23 febbraio scorso attraverso un’adozione del cuore, evidentemente la libertà non è merce da barattare con un bell’appartamento in centro. «È il Che Guevara dei cani, uno che potendo fare il ministro dell’economia a Cuba scelse di andare a fare la guerriglia in Bolivia», scrive l’avvocato Cecconi. Alla fine, come capita tra umani, a tradirlo è stato l’irrefrenabile desiderio per una canina. L’ amore è scoppiato sulle colline tra Pistoia e Montale. Il Cupido della situazione si chiama Rocco, un coltivatore diretto che aveva letto l’annuncio di Consuelo sul giornale e riconoscendo quel ricercato speciale, lo ha chiuso nel recinto trasformato in un nido d’amore.

Così Arturo, il cane abituato al mare, impossibile da convertire in un «damerino civilizzato», ha terminato la sua fuga e domenica è tornato a Taranto con due volontarie, venute persino a Pistoia per cercarlo. Le stesse che, appena una settimana prima, lo avevano fatto arrivare in città attraverso una staffetta: Vincenza Vozza e Maria Celeste Pignatelli, anche loro, così vuole il destino, legali di professione.

«Se ami qualcuno - ha scritto Consuelo Cecconi su facebook, per dare a tutti la notizia del ritrovamento - lascialo libero. L'ho abbracciato, l'ho baciato, l'ho cullato e stretto forte forte. Poi l'ho affidato alle sue amiche. Arturo il cane che conosceva solo il mare ha avuto una settimana sfrenata nei boschi dell' Appennino ma adesso sta tornando ai lidi ionici». «Ora – spiega l’avvocato – sta bene. Ha mangiato, si è riposato, ed è tranquillo». Resta un unico rammarico per lei: «le associazioni – dice – non mi hanno aiutata». «Mentre cercavo Arturo tra i boschi, mi sono imbattuta in tre cani che vagavano e ho chiamato l’Enpa, che gestisce il canile di Pistoia, per chiedere un intervento. Loro però – racconta - mi hanno detto “non è nostra competenza”. Su Arturo - sottolinea, inoltre - i cittadini di Pistoia hanno fatto molto di più che le associazioni».

C’è stata, in effetti, una partecipazione di massa da parte della città. È grazie alle continue segnalazioni dei residenti - dalla prima di Sant’Agostino, alle successive di Piteccio e Gello - che l’avvocato ha potuto ricostruire, ora dopo ora, gli spostamenti di Arturo. Diverse persone inoltre si sono messe alla ricerca del cane, come Danny, un ventenne pistoiese che ha letto la storia del “tarantino” su facebook e ha voluto in tutti i modi aiutare Consuelo. Lei, dal canto suo, non ha mollato la presa nemmeno un secondo. Non è indietreggiata di un centimetro. Ritrovarlo è stato lo scopo di questi ultimi 7 giorni. Gli era scappato dalle mani in piazza della Sapienza, il 24 febbraio,

ad appena un giorno dall’arrivo. Dopo una settimana di ricerche, anche in notturna, squilla il telefono. «Una voce pistoiesaccia dura e pura mi chiede: "che l'hai perso te un cane bianco?"». La corsa verso la collina, l’abbraccio a Rocco e poi il lieto fine «dolce amaro».

Beatrice Faragli

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