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Caro mensa, riesce a metà lo sciopero del panino

Poche adesioni al Villaggio Belvedere, molte di più a Bonelle e Spazzavento Lunedì un’assemblea alle Galilei con i rappresentanti delle scuole

Primo giorno, ieri, dello “sciopero del panino”, l’astensione dall’utilizzo delle mense scolastiche deciso da numerosi genitori per protestare contro le nuove tariffe del servizio decise dal Comune. «Ho dovuto chiedere un’ora di permesso per venire a prendere mia figlia. D’altra parte, se avessi potuto tenerla a casa per pranzo, non l’avrei iscritta a mensa». Ma il tempo di tornare a casa e cucinare non c’è, aggiunge Cristina Barbugli, madre di una bambina iscritta alle primarie di Bonelle e di una ragazzina che frequenta le medie. Quindi spazio alle schiacciatine, alle bottigliette d’acqua, ai brick di the del forno vicino alle scuole. Quanto avete speso?: «Una schiacciata e una bottiglietta d’acqua 2 euro e cinquanta», dice Debora Bonari.

Ieri era il primo giorno di mensa. Cosa fare per mostrare il disagio? L’iniziativa più comune in questi casi, messa in atto in altre città in situazioni di rincari non accettati dalle famiglie: non far restare i figli a mensa. Hanno detto sì il comprensivo di Bonelle e Ramini, le elementari Marino Marini di Pontenuovo e quelle di Spazzavento, le prime in cui è scoppiata la protesta. A Spazzavento, informa Erica Baicchi, una mamma, sono 42 i bambini andati a casa per la pausa pranzo. «Abbiamo inviato al Comune un fax con le firme raccolte contro il caro-mensa, ma al momento non abbiamo avuto risposta».

Era prevista una massiccia adesione anche alle Galileo Galilei del Villaggio Belvedere, ma davanti all’ingresso non ha sostato nessun genitore infuriato. «Solo pochi genitori hanno fatto uscire i figli da scuola», dicono due insegnanti.

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