«Incarico a Fedeli, una scelta obbligata»

Comunità, Fratoni spiega la decisione di affidare al dirigente la gestione del passaggio. Amarezza bipartisan nei commenti

    MARCELLO. «Le norme ci impongono scelte obbligate». La decisione di riaffidare il riordino della Comunità montana al dirigente già licenziato, Roberto Fedeli, viene così spiegata dalla presidente della Provincia, Federica Fratoni, in veste di commissario straordinario della stessa Comunità montana nominato dalla Regione Toscana.

    «La situazione di commissariamento della Comunità Montana – scrive Fratoni – che non dipende da una volontà della Provincia ma è diretta conseguenza della scelta dei sindaci di non procedere alla trasformazione dell’ente in Unione dei Comuni, deve essere gestita secondo le norme esistenti in materia di autonomie locali, che ci impongono di seguire percorsi obbligati. L’obbiettivo è quello di salvaguardare la gestione ordinaria dell’ente e di mettere in atto le procedure contabili necessarie per il passaggio delle funzioni alla Provincia».

    Fratoni fa presente l’enorme arretrato da recuperare, che impone in tempi brevi un piano di successione e di subentro garantendo la continuità di servizi alla collettività. «In questo contesto – prosegue – credo che dare spazio a facili strumentalizzazioni o presunzioni vada a scapito di un lavoro che deve essere portato avanti con estrema attenzione e impegno. Il provvedimento, adottato lo scorso 3 settembre, finalizzato ad un riassetto organizzativo del tutto straordinario della struttura, riconduce ad una unica unità tecnico-amministrattiva tutti gli uffici dell’ente, assegnando a una figura dirigenziale la responsabilità per la gestione ordinaria e il recupero dell’arretrato, con la supervisione e il supporto tecnico di un nucleo di dirigenti che fanno capo all’ente provinciale, e procedendo nella direzione di una gestione sempre più integrata e controllata. Abbiamo intrapreso l’unica via percorribile, a fronte sia dell’inammissibilità, condivisa anche dalla Regione Toscana, di conferire la diretta responsabilità ai dirigenti provinciali (in quanto Provincia e Comunità Montana sono ancora due enti ben distinti) sia dell’ impossibilità di utilizzare incarichi esterni per la mancanza effettiva di risorse economiche disponibili».

    «È vero che – continua Fratoni – sulle figure dei due dirigenti apicali dell’ente, Rosa Apolito e Roberto Fedeli, grava un provvedimento disciplinare, ma quella stessa misura prevede un anno di preavviso, nel corso del quale le persone interessate sono comunque chiamate a svolgere regolarmente la loro attività. Lo stesso provvedimento è suscettibile di ricorso e, quindi, di un eventuale accertamento delle responsabilità da parte dell’autorità competente. Posto che, per legge, sono necessarie figure dirigenziali interne alla Comunità Montana che provvedano alla firma degli atti ed essendo le uniche due risorse disponibili quelle sopraccitate, delle quali una non attualmente in servizio, la decisione presa è la sola possibile e legittima per portare avanti con urgenza il commissariamento e, allo stesso tempo, consentire uno stretto controllo delle procedure attraverso il personale dirigenziale della Provincia». Fratoni chiede una forte presa di coscienza e collaborazione ai dipendenti dell’ente.

    Fra gli ex amministratori della Comunità Montana, sindaci e consiglieri, prevale la linea del “no comment”. Permangono invece le preoccupazioni sul futuro istituzionale della montagna. «Sono molto amareggiato per l’attuale gestione politica e amministrativa della nostra montagna – esordisce il consigliere Giuseppe Montagna – giudico dissennata la scelta di non costituire l’Unione dei Comuni, facendosi scappare dei finanziamenti importanti. Mi sembra che l’attuale gestione politica della nostra montagna segua la legge del cappottino di incerato, cioè di lasciarsi scivolare le cose addosso». Una tesi, quest’ultima, che trova consensi bi-partisan. «Gli amministratori non sono più coinvolti nelle decisioni che riguardano la comunità montana – spiega Graziano Nesti, capogruppo Democratici e Progressisti a Cutigliano – vorrei però esprimere un profondo rammarico per non aver attuato il passaggio all’Unione dei Comuni. Era un’opportunità per la nostra montagna che in sede di consiglio unificato la maggioranza degli amministratori sembrava intenzionato ad intraprendere. Un treno che si è perso per trattenere sul nostro territorio importanti risorse che non si sa nemmeno se più giungeranno». Secco il commento di Marino Sichi, consigliere di maggioranza a Piteglio. «Sono amareggiato per la situazione generale – commenta – la comunità montana era un ente con tante potenzialità che purtroppo non sono state colte. Solo pensarci mi fa stare male».

    Elisa Valentini

    ©RIPRODUZIONE RISERVATA

    06 settembre 2012

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