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Pirodiserbo nel vivaismo giudizi contrastanti

Barni ha già chiesto di provare le nuove macchine per una verifica, ma altri operatori sono perplessi sugli effetti del nuovo sistema su molte piante

 

PISTOIA

Perplessità tra i vivaisti sull’utilizzo del pirodiserbo, le cui virtù sono state illustrate nelle giornate di studio organizzata dall’Accademia dei Georgofili all’Istituto agrario. Gli esperti hanno fatto vedere le macchine della scoperta: la fiamma libera che evita l’uso dei prodotti chimici. Per il vivaista e presidente del Cespevi (centro sperimentale per il vivaismo) , Paolo Cappellini « il pirodiserbo potrebbe essere applicato su terreni con sesto di impianto vivaistico molto largo e su alberature di grandi dimensioni ; quindi può trovare applicazione solo in certi ambiti ». Più netto il giudizio del vivaista e vice-presidente dell’Associazione Vivaisti Pistoiesi , Marco Romiti che sostiene: «Il pirodiserbo non lo vedo tanto specifico per il vivaismo. Come si fa, per esempio, a bruciare erba vicino alle conifere, si rischia di fare più danni alle piante. Ma in alcuni ambiti il pirodiserbo può essere usato – prosegue il vice presidente dell’associazione che unisce circa 200 aziende vivaistiche del nostro comprensorio – vicino ai cigli delle strade ed in aree urbane per debellare le erbacce. Ritengo possa essere anche utilizzato per i tappeti erbosi dei campi di gioco. Non vedo che il pirodiserbo sia idoneo per come è strutturato il vivaismo pistoiese oggi».

Articolatoil parere dei tecnici di settore. Il direttore dell’Associazione vivaisti, Emanuele Begliomini, afferma : «Il pirodiserbo, come tutte le novità tecniche bisogna verificare quanto sono funzionali al campo di applicazione. Allo stato attuale rispetto al diserbo con prodotti chimici testati e ammessi che si usano ogni tre mesi, il pirodiserbo ha un costo economico non proponibile, perché il suo uso va fatto ogni 20 giorni». Di parere opposto Renato Ferretti, inventore e coordinatore del meeting internazionale “Vestire il Paesaggio” e direttore della rivista specializzata in vivaismo “Linea Verde”, nonché funzionario della Provincia che si occupa di tutte le iniziative promozionali del vivaismo locale e toscano . « Il pirodiserbo – dice – ritengo che sia una pratica utile in pieno campo e che abbia buone possibilità di essere utilizzato nei parchi e nei giardini cittadini pubblici e privati, oltreché nei tappeti erbosi dei campi di gioco sia del calcio che del golf. Ritengo che sia fondamentale, usare la ricerca scientifica e tecnica, per arrivare ad un vivaismo ecosostenibile, che rappresenta un valore aggiunto nel mercato globale».

Per il vivaista Roberto Chiti «per dare un giudizio motivato bisognerebbe effettuare prove e test mirati sulle varie tipologie di impianto del vivaismo pistoiese e vedere quali sono gli effetti». Anche il titolare di una grande e prestigiosa azienda, Piero Barni, di Rose Barni vuol verificare l’effetto che fa: «Ho seguito tutte le relazioni e le dimostrazioni e ho telefonato all’ing. Carlo Di Ciolo per rappresentargli la mia disponibilità a provare le macchine per il pirodiserbo. Sono da sempre per l’innovazione di processo e di prodotto e nello specifico ritengo che si debba verificare, se e come, ci sia la concreta possibilità di ridurre l’uso dei prodotti chimici. Penso che

la macchina per il pirodiserbo possa funzionare contro le erbacce dei piazzali ghiaiosi e, con l’uso di quella a zainetto, per le malerbe dei vialetti e dei cigli. Ho chiesto di provare la macchina, per verificare come si adatta alle nostre coltivazioni».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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