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Falso magistrato finisce in manette

Per anni ha spillato soldi a un imprenditore per risolvere i suoi guai

 PISTOIA. Sostituto procuratore della Repubblica ad Arezzo, il suo ufficio distaccato a Pistoia era tappezzato di diplomi di laurea, premi, rinoscimenti, attestati di specializazione, articoli di giornale che celebravano la sua professionalità. Peccato che fosse tutto falso. Un millantatore che del giudice aveva soltanto una preziosa toga fatta su misura da una sartoria romana. Una messa in scena, come quell'armadio pieno di faldoni con tanto di numero di iscrizione nel registro dei reati scritto ben in vista sulla costola: all'interno, solo riviste di cucina.  Una messa in scena che però, per almeno cinque anni, aveva funzionato: da quantificare, ma, senza dubbio, molti, i soldi che interpretando il ruolo di pm d'assalto era riuscito a spillare a un imprenditore di Pistoia, indotto a credere di aver bisogno del suo aiuto per risolvere vicende che lo vedevano vittima di errori giudiziari, di minacce oppure di spionaggio industriale. E l'imprenditore non è stato certamente l'unico a prendere come vere le parole del falso magistrato che, in qualità di esperto giurista, era stato anche più volte ospite di trasmissioni televisive di emittenti regionali.  Ai polsi del 52enne pistoiese (gli inquirenti non hanno reso note le generalità) le manette sono scattate giovedì scorso, con l'ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip al termine di un'indagine portata avanti dai carabinieri della sezione di polizia giudiziaria della procura assieme ai colleghi della Compagnia di Pistoia e della Stazione di Casalguidi. Il "giudice dandy" - come lui stesso, vantandosi del suo elegante modo di abbigliarsi, si era soprannominato in alcuni degli articoli di giornale rimaneggiati con dei fotomontaggi - ha ammesso le proprie responsabilità, ottenendo quindi dal gip del tribunale la mitigazione della misura cautelare in quella degli arresti domiciliari.  Le accuse nei suoi confronti - mosse dal sostituto procuratore (in questo caso, vero) Giuseppe Grieco, che ha coordinato le indagini - sono quelle di millantato credito aggravato, falsificazione di atti giudiziari, possesso di falsi documenti di riconoscimento relativi al corpo giudiziario e ad organi investigativi internazionali (tra cui l'Fbi), estorsione ed altro.  Le indagini, comunque, proseguono, per individuare eventuali complici del falso magistrato - nella vita reale, sposato con figli e dirigente in una prestigiosa azienda della provincia - ed eventuali altre vittime.  I particolari dell'indagine sono stati illustrati ieri mattina dal capitano Vincenzo Maresca, comandante della Compagnia di Pistoia, assieme ai luogotenenti Renato Paladini e Placido Panarello, responsabile e vice della sezione di pg, e al maresciallo Gianni Rizzo, comandante interinale della Stazione di Casalguidi.  Quel che i carabinieri hanno tenuto a sottolineare è come l'imprenditore vittima del quinquennale raggiro fosse realmente convinto di avere a che fare con un tutore della legge, che metteva in moto intercettazioni, pedinamenti, indagini e conseguenti mandati di cattura per sbattere in galera i "cattivi" che avevano preso di mira lui e la sua azienda (mentre in realtà era il falso pm a creare documenti giudiziari o messaggi minatori ad hoc per farglielo credere). E i soldi che gli consegnava erano a titolo di rimborse dei costi sostenuti per tali attività investigative, giustificati con tanto di note spese (come quella per una trasferta dei poliziotti in Sicilia).  Nell'ufficio che l'arrestato aveva a Casalguidi, i carabinieri hanno sequestrato false lauree (della Bocconi in Economia, dell'Università di Firenze in Giurisprudenza), attestazioni di magistrature nazionali (Corte Costituzionale, procure di Arezzo, Pistoia, Massa Carrara), carta intestata di varie autorità giudiziarie (tribunale di Piacenza, Pistoia, Massa Carrara, Corte Costituzionale),
biglietti da visita, timbri, documenti di riconoscimento per magistrati, tessere della procura di Arezzo, distintivi dell'Fbi, falsi articoli autocelebrativi di noti quotidiani nazionali con sue foto e l'indicazione delle sue gesta quale magistrato impegnato contro la camorra. M.D.

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