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PISTOIA

Raid nella sede di Casa Pound
con spranghe e catene - FOTO

Erano in quindici, con il volto scoperto

e armati di bastoni e catene. Hanno devastato la sede di Casapound, a Pistoia. Al momento dell'irruzione nella sede devastata si trovavano un militante di Casapound e un consigliere comunale di An. Una ventina di persone, tutte appartenenti ad un circolo di sinistra, sono state portate in questura
Un gruppo di circa 15 persone ha assalito oggi pomeriggio (domenica 11 ottobre) intorno alle 16,30 il circolo “non conforme Agogè”, sede dell’associazione di estrema destra Casa Pound di Pistoia. Con manganelli, spranghe e cinture gli assalitori hanno spaccato la porta a vetri dell’associazione, al cui interno si trovavano un militante, Massimo Dessì, e il consigliere comunale del Pdl Alessandro Tomasi.

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Hanno devastato la stanza d’ingresso, rovesciando il tavolo, buttando in terra un computer, la libreria e le sedie. Tomasi e Dessì si sono rifugiati nella stanza attigua e hanno preso una scala (usata per salire sul soppalco) mettendola tra di loro e gli assalitori. Dessì è stato raggiunto da dei colpi alle braccia. Persone dalle abitazioni limitrofe (via Porta San Marco, sede dell’associazione è uno dei quartieri popolari) si sono affacciate in strada e il gruppetto si è dileguato. Tomasi e Dessì sono stati accompagnati in questura.

Circa un’ora dopo polizia e carabinieri sono entrati nella sede del comitato antifascista, situato ad un centinaio di metri di distanza, sempre in via Porta San Marco, e hanno accompagnato in questura una decina di persone che si trovavano all’interno. Il comitato antifascista – o Associazione civile del popolo di San Marco – si è costituito circa due mesi dopo la nascita di Casa Pound a Pistoia, nell’ottobre del 2008. Dalla questura le uniche dichiarazioni pervenute al momento sono quelle del vicequestore Mauro Ciavardini, che parla di “accertamenti in corso”.

Tre persone hanno visto il gruppo di aggressori fuggire verso piazza San Bartolomeo. “Erano a volto scoperto – dicono - si sono tolti le cinture dei pantaloni e poi se le
sono rimesse mentre correvano via”.

Da parte dei militanti anche accuse al consigliere comunale di Rifondazione comunista Marco Vettori e al sindaco Renzo Berti, colpevole di aver “avallato, o quanto meno non condannato” precedenti atti di teppismo ai danni della sede dell’associazione

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