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Un modello da seguire? Eccolo: è il Parma

Il club “sfiorato” dai Corrado è stato il primo a uscire vincitore dai nuovi chilometrici playoff a 28

PISA . Il Pisa ha ora un unico obiettivo: imitare il Parma. Il team ducale è stato il primo ad uscire vittorioso dalla nuova, chilometrica, versione dei playoff di serie C, già estesi a 28 squadre nella scorsa stagione. E pensare che sembravano lunghi quando i nerazzurri furono promossi nel 2015-16 da un lotto di 8 formazioni. Il paragone con il Parma non può lasciare insensibile neppure la famiglia Corrado, che è di Parma (al di là delle origini piemontesi del capo famiglia Giuseppe) e che è stata ad un passo dal rilevare la società gialloblù, prima e dopo il fallimento del 2015.

PERCORSI ALLO SPECCHIO. Si potrebbe obiettare che il Parma nei scorsi spareggi promozione partiva da una migliore posizione, ossia dal secondo posto. In realtà un anno fa il regolamento era meno favorevole di quello attuale a chi aveva ottenuto il miglior piazzamento. La formazione emiliana dovette comunque disputare per intero i playoff nazionali, mentre da quest’anno la piazza d’onore permetterà di saltare il primo turno della seconda fase. Se la cavò comunque con 6 partite, una in meno rispetto delle 7 di cui è composto il cammino verso la finale per una terza classificata come il Pisa, perché un anno fa, dopo ottavi e questi di finale andata e ritorno, anche la semifinale era a gara unica, come la partita conclusiva, mentre alla prossima finale si accederà tramite un doppio scontro. Non fu semplice il cammino del Parma verso la B, anche se poi la festa-promozione cancellò tutte le amarezze.

APOLLONI COME GAUTIERI. Anche la società emiliana passò attraverso tre allenatori. Inizialmente si puntò su Luigi Apolloni (che per altro aveva vinto il precedente campionato), ottimo giocatore di serie A come Carmine Gautieri. Curiose le somiglianze fra il ruolino gialloblù di Apolloni e quello nerazzurro di Gautieri: un sussulto con 4 vittorie consecutive e il tracollo dopo uno 0-0 (il Pisa 2017-18 con il Gavorrano, il Parma 2016-17 a Macerata) e una sconfitta in casa (l’eliminazione dei nerazzurri dalla Coppa Italia ad opera del Pontedera, un 1-4 a carico dei gialloblu con il Padova).

PAZIENZA MEGLIO DI MORRONE. Anche il Parma tentò la soluzione interna, affidando la squadra a Stefano Morrone, capitano del Pisa nel 2014-15. Le due gare ad interim furono però meno fortunate o forse meno illusorie di quelle disputate da Pazienza: Morrone perse ad Ancona e pareggiò in casa con il Bassano, lasciando il posto ad un terzo allenatore, Roberto D’Aversa, che ebbe a disposizione 22 partite, assai più di quelle riservate dal Pisa a Petrone.

BILANCIO FINALE. Il Parma chiuse secondo a 70 punti, a +6 rispetto a ciò a cui può ambire il Pisa ma con 2 gare in più. Ben 10 le lunghezze di distanza dalla capolista Venezia. Anche l’itinerario nei playoff non fu una passeggiata: pareggio e vittoria con il Piacenza negli ottavi di finale, doppio successo sulla Lucchese nei quarti, una sofferta e discussa qualificazione

alla finale, ai rigori a discapito del Pordenone, che contestò la mancata applicazione della regola del vantaggio nei supplementari, con i ramarri erano all’ingresso in area di rigore avversaria. Un classico 2-0 nella finale con l’Alessandria.

Massimo Berutto

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