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Una corazzata per tempo al Mannucci

Quasi incredibile per la categoria il dispiegamento di forze che però non è bastato a battere il fanalino di coda

PISA. Quante squadre, nel girone A e più in generale in categoria, possono permettersi di cambiare metà squadra nel corso di una partita, mantenendo intatto un altissimo livello tecnico? Il derby di Pontedera con il Prato ha svelato chiaramente, insieme a qualche punto debole, tutta la forza di un organico dove nessuno sembra insostituibile.

Pisa al fischio di inizio: Voltolini, Birindelli, Ingrosso, Carillo, Filippini, Lisi, Gucher, De Vitis, Sainz Maza, Negro, Ferrante. Pisa al 90’: Voltolini, Birindelli, Ingrosso, Lisuzzo, Filippini, Giannone, Gucher, Di Quinzio, Lisi, Masucci, Eusepi.

Sfidiamo chiunque, che non abbia assistito alla partita o letto le cronache, a capire quale sia la formazione titolare e quale quella rimaneggiata dalle sostituzioni. Un paradosso il fatto che il Pisa, dispiegando quasi tutte le sue migliori forze (e lasciandone qualcun’altra in panchina), si sia dovuto accontentare di un pari con un fanalino di coda, rischiando seriamente di perdere, in svantaggio fino a 6’ dal triplice fischio.

COSA MANCA? Il Pisa dei tanti talenti paga la mancanza, ormai irrisolvibile in questa stagione, di mediani incontristi (pronti ad arginare le folate offensive rivali e a ripartire con altrettanto dinamismo) e l’assenza, si spera momentanea, di un gioco continuo e convincente a sostegno delle numerose qualità individuali. L’inserimento degli ultimi acquisti – ben tre contemporaneamente nell’undici iniziale e tutti nel reparto avanzato – non poteva che portare ad un momentaneo passo indietro nell’amalgama di una squadra, dove anche De Vitis da 5 gare non si collocava fra gli undici prescelti dal mister. Comprensibile che Pazienza voglia migliorare la condizione atletica di Ferrante (che dal 4 novembre non giocava dal 1’), Sainz Maza e Lisi (apparso il più pronto fra i nuovi arrivati). La stessa operazione riuscita con Negro, al secondo gol consecutivo.

I RILANCIATI E L’ESCLUSO. Al di là del risultato e dell’estetica, molto positivo lo spirito con cui la squadra ha voluto rimettere in sesto la partita con il Prato. Nella ripresa Pazienza è tornato ad affidarsi ai veterani, a partire da Lisuzzo, che, visti gli acciacchi di Carillo e Ingrosso, ora potrebbe ritrovare una maglia da titolare. Rispolverata anche la coppia Masucci-Eusepi, schierata per quasi tutto il girone d’andata. In controtendenza Daniele Mannini, che, con 5 cambi a disposizione, non è stato scelto dal tecnico. Il capitano, dopo essere stato escluso dai titolari già contro il Cuneo, per la prima volta in questo campionato ha saltato completamente una partita.

PRODEZZA, NON FORTUNA. Il pareggio è stato equo e il Prato avrebbe potuto anche vincere, ma è difficile poter argomentare, come invece è accaduto, che il Pisa sia stato fortunato, dimenticando che ha subìto due reti su conclusioni deviate e sostenendo che ha evitato la sconfitta con il tiro della disperazione. Il calcio di Gucher è da classificare semmai fra le prodezze, tra i colpi di un calciatore che fino a due anni fa non era capitano del Pisa o del Prato,

ma del Frosinone in serie A. Anche le grandi squadre del massimo campionato sanno risolvere le gare con un colpo di un singolo, mentre i nerazzurri, prima di domenica scorsa, raramente avevano cercato con convinzione la soluzione dalla lunga distanza.

Massimo Berutto

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